Lettera al Senatore Mineo sul tema Misure in materia di tutela del territorio.

Ill.mo Senatore Mineo,
e p.c. ill.mo prof. Pica Ciamarra.

Sono stato presente alla conferenza di presentazione del Disegno di legge su iniziativa sel Senatore Corradino Mineo “Misure in materia di tutela del territorio e disposizioni volte ad istituire il fascicolo di fabbricato”. Tenutasi Martedì 27 giugno 2017, ore 12.00 , Sala “Caduti di Nassirya”, Palazzo Madama.
Ho partecipato portando con me inevitabilmente le esperienze sviluppate nelle monografie qui in fondo elencate. Sviluppi teorici prevalentemente espressi in rapporto al patrimonio di architettura vernacolare nel nostro paese. Ma pur interno al patrimonio edilizio complessivo in alta percentuale.

Inevitabilmente pertanto ho cercato, nel corso della conferenza, e poi nei giorni successivi, di farmi un’opinione in merito a quale rapporto la legge in oggetto potrebbe avere rispetto alla metodologia definibile come quella del Manuale del Recupero.
Quali possibilità sussisterebbero nella direzione di un riferimento nella suddetta legge a Manuali come quelli da me costruiti per l’Abruzzo e per le Marche, e poi sviluppati e verificati nel senso di recuperi degli edifici nei borghi?
Del resto non è mancato qualche esile, troppo esile, prospettiva di sviluppo attuativo all’interno di minimi contesti.

In rapporto alla mia personale pluriennale esperienza non posso non rilevare, per quanto concerne l’architettura vernacolare premoderna, davvero tanta e tanto importante in Ialia, che mi rifiuto di definire con espressione fuorviante storica, come la suddetta legge sia eccessivamente costretta nei confini della conoscenza del singolo fabbricato, e mai alle qualità costruttive del borgo e del territorio. Eppure la rilevanza quantitativa e qualitativa dell’edilizia vernacolare e premoderna è nel nostro paese davero consistente (prevalente?). Mi pare che la legge non rapporta la conoscenza se non all’edificio stesso. Senza mai rapportarsi ad alcuna distinzione specificamente rivolta al sistema del cantiere premoderno. Fisicamente premoderno, non metafisicamente storico. Le cui qualità richiedono marcate distinzioni rispetto al sistema del cantiere storico moderno. Essendo le problematiche del cantiere moderno riferite essenzialmente riconducibili a termini costruttivi quali quelli del ferro e del c.a. Le esperienze tragiche dei terremoti hanno confermato l’incompatibilità del sistema costruttivo premoderno rispetto a quello moderno. Occorre accantonare la valutazione consueta limitata a criteri di Storia e di Memoria. Per adottare invece nitidamente a criteri distintivi di logica costruttiva Premoderna e invece Moderna.
Nonostante abitualmente si ricorra dai tecnici ad intervenire sugli edifici premoderni mediante le metodologie del c.a., la realtà del sisma ha messo in evidenza in numerosissimi casi l’incompatibilità del c.a. rispetto alle strutture premoderne. Come possono essere inserite ed acquisire ruolo nel testo di legge concetti di questo tipo?
A voler tenere conto delle mie perplessita’ occorrerebbe che il giudizio conoscitivo sul fabbricato non potesse essere dato se non da chi ha studiato e conosce le tecniche costruttive premoderne interne al manuale del recupero. In cosa consiste il rischio che tale tipo di competenza non sussista? Nel fatto che il tecnico che appronterà il fascicolo del fabbricato si “strapperà i capelli” perché dirà che i fabbricati in pietra sono tutti vulnerabili e che per consolidarli in effetti bisogna “snaturarli” con interventi invasivi e direi “lesivi”… anche perché, se andrà a fare i calcoli strutturali con le nuove normative, di questo sarà confortato!

Quali pertanto saranno i termini conoscitivi da inserire nel “passaporto dell’edificio premoderno”? Semplice: qualità delle murature e delle malte, ammorsamento delle murature nei cantonali, architravature efficaci, catene metalliche, coperture in legno con spinta annullata e cordoli in muratura, limitare le nicchie e le aperture in prossimità dei cantonali e dei martelli murari… e poche altre cose ancora.
E se si volesse, e si dovrebbe, riferirsi anche al borgo e alla sua sicurezza? Facile anche questa domanda… ci vuole una sorta di “fascicolo del borgo” dove si tenga in conto della morfologia del centro storico visto come se fosse un singolo edificio, dove si studiano le interazioni fra una “cellula” e l’altra…

In assenza delle suddette consapevolezze, dei termini di autonomia tra logiche costruttive e consolidative moderne e premoderne, e la legge non puo’ non far riferimento ad entrambe, i tecnici annaspano forzando le verifiche concepite per il moderno anche sul vernacolare (che ripeto fino alla noia, è tanto). La realtà dei postterremoti è una continua conferma dell’inutilità e dell’incongruità di normative che intendano applicare al premoderno logiche consolidative di stampo moderno (devo richiamare ancora l’esito della copertura in c.a. sul campanile di S.Stefano di Sessanio, unica eccezione negativa in un borgo tutto consolidato fortunatamente in base a logiche premoderne?).

Torno a sottolineare che nella meritoria suddetta bozza di legge, dei Manuali del recupero del premoderno non se ne fa cenno. Vogliamo ancora sottolineare per chi non e' pratico l’incongruità tra le modalità costruttive delle murature costituite da gabbie portanti e tamponamenti e di quelle basate su tecniche costruttive continue. Sappiamo tutti bene  che la pratica corrente dei geometri, degli ingegneri e degli architetti tende ad assoggettare sempre le modalità ed i comportamenti delle strutture premoderne alla supremazia delle logiche moderne.
Ritengo pertanto, tornando al tema centrale della legge, che sarebbe basilare soffermarci puntualmente sui guasti che un assoggettamento di questo genere determina costantemente ma soprattutto in sede sismica; riferendoci alla necessita' che non si ritenga producibili la conoscenza del patrimonio premoderno sottomettendolo alle logiche, ai calcoli e alle verifiche numeriche dei processi conoscitivo concepiti per il patrimonio moderno.

Illmo e gentmo Senatore Mineo, spero che non le siano apparse fuori tema le mie osservazioni, espresse nella speranza di fornire un apporto ulteriormente produttivo ad una legge di per sé meritoria di apprezzamento. Preciso che le suddette mie osservazioni sono il frutto di considerazioni che ho avuto modo di produrre in sintonia con il mio collaboratore storico Maurizio Loi, già docente nei miei corsi di Restauro e nei miei Manuali del Recupero. Sottolineo inoltre che l’iniziativa di rivolgere i suddetti appunti contemporaneamente sia a Lei che al mio illustre collega Pica Ciamarra corrisponde all’intento di mantenere viva una forma seppur sommessa di dibattito rispetto ad entrambi i piu’ fervidi promotori della suddetta Legge.

Ancora un ringraziamento per l’attenzione e la pazienza

suo
Sandro Ranellucci

Riferimenti bibliografici
SR. Manuale del recupero della Regione Abruzzo, vol. 1 e 2 Ed. DEI
SR. Manuale del recupero della Region Marche Ed. DEI
SR. Manuale del recupero della Regione Abruzzo, vol. £. Ed. Gangemi
SR. Restauro urbano armonico. Per la decementificazione del territorio. La linea di Benevolo, Cervellati, Marconi. Ed. Gangemi.

ANCORA SUI COMIGNOLI IN AMIANTO, IN ITALIA E IN MAREMMA

RICEVO DAL PROF. MAZZOLA E VOLENTIERI PUBBLICO:
Spesso, con i miei studenti (ma anche con i colleghi americani) mi capita di dover discutere dell'importanza dei comignoli sugli edifici. Spesso, ossessionati dal semplice disegno "classicheggiante" delle facciate, studenti e colleghi dimenticano l'importanza di disegnare i tetti e, soprattutto, i comignoli.
Devo spiegar loro l'ovvio impatto estetico potranno avere sulla facciata quelle presenze indispensabili poste a coronamento degli edifici, ricordandogli che, se non li progetteranno loro, i costruttori provvederanno ad installare le peggiori brutture che gli tornano comode, compromettendo definitivamente l'estetica dell'edificio.
Negli anni si è abusato nell'uso dell'amianto e, sebbene siano oltre 30 anni da quando quello schifo è stato messo al bando, piuttosto che eliminarlo si è inventata la soluzione dell'incapsulamento, un'idiozia fatta nell'interesse dell'industria edilizia e non dell'ambiente ... tra l'altro il costo non è molto differente dalla sostituzione.
Il nostro Paese non ha mai risolto questo problema, siamo costretti a stoccare le lastre di cemento-aminanto e spedirle alle centrali di smaltimento francesi, a costi proibitivi. Tra poco vivremo lo stesso problema con lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici da dismettere, per i quali il nostro Paese (l'Europa intera) non ha un programma preciso ... amiamo promuovere interventi a favore delle case produttrici per poi far ereditare il problema dello smaltimento ai nostri figli e nipoti.
Per tornare al tuo testo, come dico sempre ai miei studenti, la bellezza di un comignolo, da sola, può dar nobiltà ad un edificio. Gli esempi dell'edilizia del primo novecento a Roma (Marconi, Palmerini, Sabbatini, ecc.) dimostrano come degli edifici semplicissimi possano apparire nobili e ricchi grazie ai comignoli!

COMIGNOLI TRADIZIONALI PER PERETA E PER MAGLIANO

Quelli che seguono sono solo alcuni dei modelli tradizionali  che potete trovare in Manuale del recupero della Regione Abruzzo, nonchè in Manuale del Recupero della Regione Marche, in tre volumi, edizioni DEI, Tip.Genio Civile. Naturalmente gli stessi modelli sono del tutto validi per lo meno per tutto il centro Italia, o quanto meno per tutta la fascia appenninica.

 

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COMIGNOLI DI AMIANTO A MAGLIANO E A PERETA MA ANCHE IN TUTTI I BORGHI DEL CENTRO ITALIA

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A seguito dell’incendio verificatosi a Pomezia, alle porte di Roma,<<http://www.lifegate.it/persone/news/pomezia-amianto-incendio>> torna alla ribalta la pericolosita’ dell’amianto a contatto con il calore dell’incendio. Nonostante quell’amianto venisse definito incapsulato. Vale a dire trattato co presunti protettivi.

Ed ecco che è necessario attribuire il giusto grado di pericolosità analogamente alle canne fumarie in cemento amianto adoperate per realizzare comignoli nei nostri borghi. Frettolosamente anche in Maremma accade che si realizzino orrendi comignoli in amianto utilizzando prefabbricatI, anziche’ continuare a seguire l’esempio delle tradizioni premoderne. Come prescritto dai regolamenti comunali e come dimostrato dai bellissimi casi in cui i proprietari hanno preferito seguire i modelli di camini tradizionali. Bellissimi e non cancerogeni. Questo si verifica, nel bene e nel male, anche in Maremma, a Magliano e a Pereta. Le leggi e i regolamenti ci sono, per quanto riguarda il divieto d’impiegare canne in amianto e nella prescrizione di seguire i modelli premoderni. Basterebbe che i cittadini nelle loro manutenzioni le rispettassero. Anche perche’ per quanto riguarda i comignoli, perche’ l’amianto risulti in tutto il suo danno, non serve l’incendio come a Pomezia. Nei comignoli la vicinanza e il contatto con il fuoco è la norma. Le Amministrazioni è venuto il momento che  prendano a cuore questo basilare problema, senza attendere il disastro come a Pomezia. A questo fine potrebbero anche collegare alle indicazioni dei regolamenti le esemplificazioni grafiche dei miei Manuali del Recupero,  editi da D.E.i. Tipografia del Genio Civile, riferiti specificamente  ad Abruzzo e Marche, ma di fatto adattissimi  a fornire modelli tradizionali per gran parte del territorio italiano. Nel nostro Blog ne forniamo solo qualche minima esemplificazione. Ma basterebbe copiare uno dei modelli ospitati a centinaia nei miei Manuali editi per DEI, o addirittura copiare uno dei modelli tradizionali che a Pereta o Magliano, o a Sovana e in altri borghi risolvono magnificamente il problema con un paio di coppi che sormontano una canna in mattoni. Non in amianto.

 

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