SECONDA LETTERA AL SEN. REALACCI IN MERITO AL RECUPERO DELLA BELLEZZA NEI BORGHI.

La legge sui Piccoli Comuni, che preferirei chiamare sui Borghi storici, ha ricevuto il consenso da alcune autorevoli provenienze. Non mi sorprende, in quanto l’argomento negli anni non era stato considerato come un tema economicamente, socialmente, e da tanti altri punti di vista degno di considerazione e tutela. Non voglio apparire come di quelli che criticano tutto quello che viene fatto, perche’ avrebbe dovuto essere concepito diversamente.

Credo di essere stato chiaro, nella mia Lettera all’On. Realacci, che la Legge dimostra una scarsa informazione, da parte non tanto dei redattori della legge, quanto dei loro consiglieri e consulenti, circa quanto negli ultimi dieci anni è stato messo a bollire da parte degli studiosi, che cogli odierni motori di ricerca non è difficile reperire. La linea che persegue in ambito conservativo il Recupero della bellezza non è argomento per “anime belle”, ma tema propulsivo di fondamentale concretezza. Tale che la sua assenza dal testo di una legge, lasciandone l’attenzione per la bellezza a Sgarbi, determina un indebolimento sostanziale dell legge appena varata.

Eppure, come ricordavo nella mia lettera all’On. Realacci, non sarebbe stato difficile reperire questa linea, e trasferirne i presupposti nella legge, Se il sottoscritto l’ha individuata gia’ nel titolo del suo: “Restauro urbano armonico. Per la decementificazione del territorio. La linea di Benevolo, Cervellati, Marconi.” E gli stessi tre studiosi, luminari di primo piano in grado di dire certo la loro per quanto l’età gli ha consentito di farlo, perche’ non hanno attratto l’attenzione dei legislatori neppura quando si sono inequivocabilmente espressi sui quattro volumi da me confezionati con i titoli di Manuale del recupero dell’Abruzzo e delle Marche?

Allora, in sintesi, per aver il sottoscritto lanciato cinque pesanti sassi (volumi) nello stagno, eccomi ad individuare, in una fase in cui vado predisponendone un sesto, sul tema del Manuale del recupero dei borghi della Maremma grossetana, quelli che ritengo i due insormontabili (?) ostacoli che si parano di fronte alla fertilita’ e prolificita’ degli strumenti predisposti. Al punto che vado chiedendomi se valga la la pena che io ed altri si continui a produrre ancora Manuali del recupero di fasce nel territorio, senza aver prima sciolto i successivi due nodi.

In pratica:

1. a che serve procedere nella redazione di altri Manuali del recupero se i politici non ne prendono atto o non ne vengono a conoscenza

2. a che serve se non troviamo gli strumenti perche’ le modalità costruttive premoderne non individuino obblighi, o forti suggerimenti, o comportamenti culturali, o economici, o abitudini coerenti, trovando rispondenza in leggi affini ecc.

Ora il punto 1 in forma lieve mi sono permesso di definirlo nella mia Lettera all’On. Realacci. Non ho scosso i quotidiani e l’opinione pubblica, e neppure l’attenzione per ora del destinatario della lettera. Ma ho ricevuto per ora l’interessamento del Senatore Remigio Ceroni, e quello del Presidente di Italia Nostra Oreste Rutigliano. Chissa’, forse i contenuti del Recupero della bellezza potranno in futuro arrivare a chi si occupa della redazione delle leggi.

Ma rimane come un macigno il punto 2. Come si fa a trasformare i contenuti dei manuali regionali del recupero in strumenti operativi, ad imporli come modalita’ insite nella ricostruzione dopoterremoto. Cosa si deve fare per determinare degli obblighi, propugnare incentivi, suggerire dei buoni invoglianti, consentire condoni a chi adotta modalita’ costruttive premoderne, concedere deroghe di volumetria a chi adotta tipologie e modalita’ di cantiere del tipo suddetto……

Ecco, credo che il punto 2 sia proprio l’obiettivo primario. E’ inutile forse fare ancora conferenze, convegni, ecc. Occorrono strumenti che concretizzino i contenuti dei miei cinque sassi nello stagno in frecce, vettori efficaci ed invoglianti. Ed è per questo che rivolgo un invito ai Loi, ai Zeuli, agli Adorante, ai Ghisetti, ai Mazzola, e a chi ha gia’ lavorato sul tema, e naturalmente ai politici stessi, che hanno titolo e competenza piu’ di tutti per quel che concerne la definizione di questo tipo di percorsi, nonche’ a chi altro ne abbia competenza. Spero che qualcuno voglia aiutarmi ed aiutare se stesso, a progettare il design di questo tavolo di lavoro allargato che permetta a tutti noi di partecipare a porre le basi per una nuova piu’ consistente legge sui piccoli comuni. Come si progetta una legge di questo genere?

SECONDA LETTERA AL SEN. REALACCI, IN MERITO AL RECUPERO DELLA BELLEZZA NEI BORGHI

show?id=1246&class=large

Lettera all’ Arcivescovo di Spoleto e Norcia, Monsignor Renato Boccardo.

Basilica di Norcia Mi risulta che, parlando della ricostruzione post-terremoto nelle terre d’Umbria lei abbia affermato

«Io rimango fermamente convinto della mia idea: ricostruire tutto come prima vorrebbe dire fare un vero falso, e la basilica già lo era, ne vale la pena? Il terremoto lascia un segno, non solo nelle persone, ma anche nei monumenti, negli edifici. Perché allora non collegare i pezzi rimasti della basilica con qualcosa di oggi? Si lascerebbe un segno nella storia, mostrando anche la capacità dell’uomo di oggi di ricostruire qualcosa di bello. Potrebbe diventare anche un’attrazione turistica. Bisogna portare avanti una riflessione aperta a tutte le idee».

 

Ho trattato in tante occasioni il fatto che l’argomento secondo cui, dopo un trauma, non è opportuno ricostruire l’architettura storica com’era ma sarebbe meglio sistemare i resti con un’ostentazione modernista, non ha senso. Il risultato sarebbe un mostro, privo di qualunque armonia e di qualunque bellezza.

In quelle occasioni ho trattato l’argomento in sede accademica con

argomenti colti e circostanziati sotto il profilo critico. In questa

circostanza vorrei risultare piu’ che altro chiaro, data la drammaticita’ dell’evento, a tutti comprensibile.

Un progetto di restauro che sia moderno non significa che includa forme stilisticamente strane, antitetiche a quelle classiche. La modernità di un’architettura corrisponde in realtà al fatto che l’architettura in questione, quella che ha subito il crollo, venga interpretata come parte di una complessivo insieme monumentale. Di una complessiva struttura monumentale. Non un singolo e solitario oggetto, quella chiesa, a se stante. Ma parte a sua volta di un monumento che è l’intero borgo. Modernita’ in conclusione non è un fatto stlistico, formale, di apparenza. Ma sostanziale e strutturale. Ma non voglio entrare nell’argomento in termini di complessita’ sotto il profilo critico. Tengo ad essere comprensibile da chiunque, stavolta. Facciamo il caso che lei subisca come accade a chiunque l’asportazione di un dente. Riterrebbe opportuno che si lasciasse nel suo sorriso un’ostentazione di diversita’, che so, con una dentatura d’oro, come era in uso un tempo? Sembrano secoli fa. Eppure non era preistoria l’integrazione di un arto con una diversificazione ostentata. Ricorda la mano di Capitan Uncino, o la gamba modanata di Gamba di legno? Ritiene che la sostituzione con una dentatura perfetta, ben integrata, armonica, potrebbe dar luogo al dubbio di un falso storico? Quell’integrazione aveva senso soprattutto per l’appartenenza ad sorriso complessivo; ad un volto. Non era un’entita’ parziale da sostiture con una altrettanto parziale porzione. E’ un errore interpretativo valutare che la parte della chiesa di Norcia abbattuta dal sisma avesse una sua identità autonoma. Ho stima della sua saggezza e competenza nei confronti delle cose spirituali. Ma in tema di questioni di estetica formale e di restauro, quel che a lei appare una posizione moderna è in realta’ veramente antiquato e provinciale. Spero che la Basilica di San Benedetto a Norcia torni ad essere goduta dai suoi fedeli per la compiutezza e la sua appartenenza al borgo. Mi perdoni, per averle attribuito il termine di provinciale. Di fatto quando la provincia ha il valore dell’identificazione con Norcia l’attribuzione del termine “provinciale” vuole essere un complimento (oltre che il richiamo rispettoso ad una revisione interpretativa.

 

 

LETTERA ALL'ONOREVOLE REALACCI

 

LETTERA ALL'ONOREVOLE ERMETE REALACCI

Quello che mi preoccupa, illustre Onorevole Realacci, è che lei che è persona colta e intelligente, non abbia individuato  quanto importante sia nella cosiddetta "Legge dei piccoli comuni", l'assenza dell'aspetto che imporrebbe il rispetto delle modalità' costruttive degli edifici storici. Per non dover più rimpiangere ciò che sia venuto giù a causa di restauri e aggiunte eseguite con materiali e tecniche moderne non compatibili con l’edilizia storica. In tal senso l'occasione della legge poteva essere ideale per   incentivare o meglio favorire, o meglio imporre nei borghi l’uso di tecniche e modaita' costruttive premoderne.Ho dedicato i due volumi del Manuale del recupero della Regione Abruzzo ai disegni esecutivi necessari per la ricostruzione dell'Abruzzo. Idem con il volume che ho dedicato alle Marche, Ediz. Tipografia del Genio Civile. Lei li ha mai visti? Li ho portati personalmente ad Ottaviano Del Turco,  che era il Presidente della Regione Abruzzo perché' mi aiutasse a diffondere quei manuali. Gli stessi manuali erano stati valutati seicento milioni, quando pareva che potessero essere l'oggetto di una distribuzione a pioggia ai professionisti architetti e ingegneri. Io invece glieli ho regalati, e questo i politici non lo sopportano.  Ho ricevuto gli espliciti complimenti di Leonardo Benevolo, di Pierluigi Cervellati e Paolo Marconi, anche per aver scritto il Terzo volume del Manuale del Recupero della Regione Abruzzo, ed. Gangemi, con il quale insegnavo tutti gli strumenti ai politici, ai costruttori, agli architetti e agli ingegneri per ricostruire Abruzzo e Marche. Pubblicando le modalità' con cui Daniele Kihlgren ha restaurato S. Stefano di Sessanio e Martese. Senza cemento armato e senza crolli dopo sisma con criteri premoderni. Da Kihlgren la legge ha imparato solo il concetto di casa albergo, come se quelle attività' potessero propagarsi per legge. Ma il restauro di Martese non lo ha letto nessun politico, la casa albergo si.   Ha scritto Leonardo Benevolo: "Il lavoro di Sandro Ranellucci è un importante contributo scientifico all'approccio del tema del restauro urbano applicato al problema dei borghi storici interessati dal sisma dell'aprile del 2009, particolarmente prezioso in un momento storico in cui le amministrazioni competenti – procedendo a fari spenti - non sembrano aver compreso l'entità del problema. La preparazione del corretto supporto conoscitivo, basato sullo studio dei processi storici che hanno prodotto le caratteristiche morfologiche dei tessuti insediativi interessati, è la condizione imprescindibile per immaginare la restituzione dei luoghi depositari dell'identità collettiva degli abruzzesi e di un patrimonio storico architettonico di tutti." [Leonardo Benevolo] Lei l'ha mai letto? Conosce sicuramente chi era Leonardo Benevolo, no? Anche se lui non andava tutti i giorni in televisione a fare il professore come Crepet e Cacciari. Poi preoccupandomi che tutti i libri e i disegni precedenti non bastassero a diffondere i criteri costruttivi premoderni ho scritto "Restauro urbano armonico, Per la decementificazione del territorio. La linea di Benevolo, Cervellati, Marconi" per rendere più' semplici e chiari concetti come l'estensione della centralità del concetto di bellezza. La specificità della consistenza materiale del monumento in rapporto alla diversità delle alterazioni contestuali. L'equivoco del diritto ad una creatività assoluta. L'esigenza di restituire compiutezza al tessuto urbano e a quello storico rurale. Compiutezza e omogeneità generatrici di bellezza armonica in senso moderno. Trattamento di ambiente e territorio come in un restauro monumentale. Necessità di un riferimento a grammatica e sintassi secondo una lingua tradizionale. Ripudio di rammendi nel tessuto col filo cromaticamente e tipologicamente a contrasto. Facendo seguito ad una tutela intesa su base politica, ideologica, economica, l'intrapresa di una tutela contro...ecc. ecc. E' chiaro? Senza offesa, lei li ha mai letti? E allora non mi meraviglia che oggi lei e gli altri politici possiate gioire della cosiddetta legge dei piccoli comuni, che in realtà' non avendo premesse scientifiche o culturali adeguate non può' che essere fumo ed essere un Piccola legge per i piccoli comuni. I politici preferiscono elargire la Banda larga ai piccoli comuni, e la chiacchiera dell'Albergo diffuso. Che è una chiacchiera come quella che tutti gli studenti dovevano avere il diritto alla Ricerca. Ma la piccola legge per i piccoli comuni non si occupa della Bellezza dei Borghi, quella dei Mastri, con la quale invece si mangia. La Bellezza  è quella che sapevano diffondere a piene mani i Mastri nei borghi, che non avrebbero mai realizzato la neopacchiana neopizzeria scintillante di Amatrice.  Se le va sono sempre disponibile a chiacchierare con lei, che è persona colta e intelligente, della cultura dei nostri Mastri. Che è una cultura che, a saperla utilizzare, è una cultura con la quale si mangia. Con i dischi volanti come la neopizzeria  non si mangia,  tutt'al più' si spende. E dopo qualche anno sicuramente va demolita. Come gli ecomostri.

 

Articoli precedenti