GLI ARCHITETTI NON SANNO PROGETTARE LE PIAZZE? CI RIUSCIRANNO A ROMA IN PIAZZA SAN SILVESTRO?

 

PANCHINA A CORTINA PIAZZA BORGHESEPIAZZA BORGHESE

EVIDENTEMENTE C'E' UN ODIO RECIPROCO TRA LA GRAN PARTE DEGLI ARCHITETTI ED I LORO COMMITTENTI.

CONCETTO 1

GLI ARCHITETTI LAVORANO PER STUPIRE E NON PER IL PIACERE DEL PUBBLICO. E' FACILE RISCONTRARLO.

CONCETTO 2

GLI ARCHITETTI LAVORANO CON L'ESCLUSIVA PREOCCUPAZIONE CHE QUELLO CHE REALIZZANO SIA VERO, E PERCIO' SICURAMENTE SARA' PIU' VERO CIO' CHE E' BRUTTO, ANZI, CIO' CHE E' PIU' BRUTTO.

 

 

NEI SECOLI PASSATI A ROMA SI LAVORAVA PER I PAPI E PER IL PUBBLICO, NON CONTRO. A COSTO DI UTILIZZARE IL FINTO MARMO, DIPINGENDOLO ALLA MANIERA DEL MARMO. A COSTO DI DIPINGERE LO STUCCO, E IL LEGNO. E IL LEGNO PERSINO SI DIPINGEVA CON LE SEMBIANZE D'UN'ALTRA ESSENZA DI LEGNO. E NE RISULTAVANO ESITI IMPORTANTI E SOPRATTUTTO PIACEVOLI. CIO' ERA RESO POSSIBILE PER IL FATTO CHE LE SCUOLE NON DROGAVANO GLI SUDENTI CON UN'INSENSATA ANSIA DEL MATERIALE VERO. E ANCOR PIU' GLI ARCHITETTI NELLE BOTTEGHE NON AVEVANO PAURA DI PRONUNCIARE LA PAROLA BELLO. IL PUBBLICO AL CONTRARIO ANCOR OGGI AMA SENZA PAURA LA PAROLA BELLO, SENZA ADDIRITTURA LA PAURA DELLA PAROLA FALSO. NEL 2008 IN PIAZZA BORGHESE A ROMA FU MONTATA PER ALCUNI MESI UNA GRANDE FONTANA , CHIARA, CON LE SPONDE BASSE, CON UN GRUPPO SCULTOREO AL CENTRO. RISULTO' ASSAI GRADITA AI ROMANI. IL TG SPIEGAVA CHE ERA STATA SISTEMATA LÌ PERCHÉ NELLA PIAZZA DOVEVANO GIRARE UN FILM SUGLI ADOLESCENTI E LA FONTANA SERVIVA COME PUNTO DI RITROVO… L'ASPETTO PARADOSSALE E' CHE TUTTI GLI INTERVISTATI NEL TG TROVAVANO LA FONTANA BELLISSIMA E VOLEVANO CHE RESTASSE LI' PER SEMPRE. NATURALMENTE E' STATA SMONTATA. PERCHE' NON VERA. PROBABILMENTE PERCHE' SOPRATTUTTO TROPPO BELLA. QUANTO AL MATERIALE CERTO NON VI SAREBBE STATO PROBLEMA NEL FAR SOSTITUIRE QUEL MATERIALE PROVVISORIO CON MARMO VERO A PIETRASANTA. GUAI A CONCEPIRE SPAZI BELLI. E GUAI A CONCEPIRE SPAZI PIAZZA VERDI. NONOSTANTE ALTROVE VENGANO RIEMPITI DI ALBERI SPAZI INTERNI A MUSEI NELLA PIAZZA INTERNA ALL'EAST MUSEUM DI WASHINGTON O NELLE PIAZZE INTERNE DEL NUOVO LOUVRE. C'E' POI UN'ALTRA QUESTIONE. GLI ARCHITETTI DI OGGI AMANO LE PANCHINE QUANTO PIU' ESSE SONO INSERVIBILI PER SEDERSI. PERTANTO ESSI AMANO SOLO LE PANCHINE SENZA SCHIENALE E CAPACI DI ARROVENTARSI SOTTO IL SOLE. MA PERCHE', COME VORRESTI UNA PANCHINA OGGI, MICA LA VORRAI REALIZZARE BELLA? MA COSI' NON E' MODERNA... A CORTINA NEL 2010 HANNO REALIZZATO LE NUOVE PANCHINE. CERTO NON LE AVRANNO COMMISSIONATE A UN ARCHITETTO: ESSENDO DI LEGNO, DI ASPETTO TRADIZIONALE, ADDIRITTURA CON LO SCHIENALE, QUANDO PERFINO DAVANTI ALLE MURA DI MAGLIANO IN TOSCANA CI SONO DI ACCIAIO INOX SENZA SCHIENALE, TOSTE, ROVENTI. IL RISULTATO E' STATO CHE A CORTINA LE NUOVE PANCHINE SONO ANDATE A RUBA. NEL SENSO CHE LE RUBAVANO DI NOTTE. TANTO PIACEVANO. NELL'ASSETTO CHE STANNO PER CONCEPIRE A ROMA NEL NUOVO ASSETTO DI PIAZZA SAN SILVESTRO (UNA CINQUANTINA DI PANCHINE A SARCOFAGO DICONO) NON ANDRANNO CERTO A RUBA. BRUTTE COME APPAIONO NEL DISEGNO FOTOREALISTICO ESPOSTO NELLA PIAZZA NON LE RUBERA' NESSUNO. PESANTI, TOSTE, ROVENTI, SCOMODISSIME, BRUTTE, PIACERANNO SOLO AGLI ARCHITETTI MODERNISTI. E VERRANNO RIPUDIATE SIA DALLE SIGNORE CHE DAI BARBONI. ECCO QUINDI LA SOLITA RICETTA: NIENTE ALBERI. NIENTE VASCHE E FONTANE. MOLTE SCULTURE DI FOGGIA ASTRATTA (INTESA COME NEOCARROZIERISTICA). MOLTE PANCHINE DESTINATE ALL'ACCENTUAZIONE DELLA SCOLIOSI E DI ALTRI DISTURBI FREQUENTI TRA COLORO CHE UTILIZZANO FREQUENTEMENTE SEDUTE COSTITUITE DA SUPERFICI ROVENTI..

BEUYS: PROGETTO DI AZIONE PER BOLOGNANO


Bar.ssa. Lucrezia De Domizio Durini
Palazzo Durini - 65100 - Bolognano (Pe) - Italia

Carissima  Lucrezia De Domizio Durini
grazie ancora una volta non tanto per l'informazione in se' che fa, ma soprattutto per l'enfasi, in senso positivo, che trasmette, per il senso di magia, che supporta veicolando il pensiero di Beuys.
La ammiro pur rendendomi conto della mia diversita' e forse proprio per questo.
Venendo al dunque. L'evento di Zurigo.
Come immagina  io non ho partecipato ad esso. Non ne ho una  conoscenza diretta.
Ho cercato sugli strumenti classici cui ricorre   chi non ha il privilegio di partecipare direttamente agli eventi, vale a dire su YOU TUBE, senza trovare traccia. Volevo capire l'allestimento e conoscere il materiale esposto. Forse lei ha come si diceva un tempo un resoconto filmato? Perche' non lo colloca in un suo sito? Perche non lo colloca su YOU TUBE? Oppure lo ha fatto e io non lo so?

Il punto e' che mi sto sforzando di dare un senso alla Tesi di laurea della mia studentessa iraniana che si occupa di Bolognano. Vorrei che, al di la' di un senso puramente istituzionale, soddisfacente l'aspetto tecnico conservativo, di tutela del borgo, la tesi riuscisse a celebrare anche l'identita' di Bolognano con Beuys. In questo senso vorrei provare, al di la' dell'assistere la laureanda, ad impegnare la mia testa e la mia  faccia in tal senso.

Di qui, allo stato delle cose, ho percepito che il lavoro della mia laureanda, dopo aver concluso la fase che definisco doverosa e istituzionale con il  progetto di demolizione di alcuni manufatti preesistenti fastidiosi e la ricostruzione di eventuali altri moderatamente all'identique, in modo che Bolognano riconquisti il suo stato di integrita', vorrei completare il progetto con un'Azione.
Allo stato di cose saranno fondamentali la fasi, in sintesi.
1. Il suddetto recupero dell'integrita'.
2. Il recupero di  una pavimentazione, per le strade  di Bolognano, che preveda una pavimentazionediffusa  esterna di imbarazzante naturalita', lastre di pietra di spessore, tagliate a mano, a meta' strada tra la condizione naturale della pietra e la pietra tagliata  sbozzata.
Spessore da otto a sedici centimetri.
3. L'inserimento negli spazi aperti di Bolognano incassati a terra in casse di ferro parzialmente dissimulate nella pietra delle pavimentazioni, parzialmente esterne, dimensioni variabili tipo due x due tre x tre o piu', pianta quadra, nelle quali saranno invasati antichi ulivi.
4. Poggiate sulla pietra della pavimentazioni le masse di sasso scavate, veri contenitori di olio, che identifichino il luogo con l'opera e il pensiero di Beuys.
Questo e' il progetto di Azione che ho concepito e che vorrei far introdurre nella fase conclusiva dalla mia laureanda.
Mi pare un progetto che, se concepito ed attuato con rigore, potrebbe attirare l'interesse degli organismi internazionali, e una sponsorizzazione della imprenditoria regionale.
Mi piacerenne ricevere una documentazione di Zurigo, meglio un filmato prolungato, quindici minuti? (Perche'non esporlo a Bolognano?)
Mi piacerebbe anche conoscere il suo punto di vista sul mio progetto di Azione per Bolognano.

suo Sandro Ranellucci

MURATORI SAVERIO: E SE GLI STUDENTI LO VOLESSERO LEGGERE?Antologia nel Cap. decimo in IL RESTAURO URBANO TEORIA E PRASSI,Ed. UTET.

QUALCHE DECENNIO FA DI SAVERIO MURATORI C'ERA ANCORA UN DISCRETO PARLARE, SOPRATTUTTO IN RELAZIONE AL COSIDDETTO CONCETTO DI TIPOLOGIA NEL RESTAURO URBANO E NELLA PROGETTAZIONE URBANA.. LE COPIE ORIGINALI DEI TESTI DI MURATORI SONO RINVENIBILI SOLO IN POCHE BIBLIOTECHE. UNA BREVE SELEZIONE DI TESTI E' OSPITATA IN FONDO A IL RESTAURO URBANO, TEORIA E PRASSI, ED. UTET, DI S.RANELLUCCI. 10.1 COME GIUDICARE UN'ARCHITETTURA 10.2 PREMESSA AL METODO 10.3.MESSA IN ORBITA DELL'AUTOCOSCIENZA, LETTURA DEL REALE: IL TERRITORIO.

DUE LETTERE AL SIGNOR MINISTRO GELMINI COME SE MAI POTESSE RISPONDERMI. SECONDA LETTERA.

Alla cortese attenzione del Sig. Ministro Gelmini Ministero dell'Università e della Ricerca Piazza Kennedy, 20 - 00144 Roma Alla cortese attenzione del Prof. Stefano Zecchi presso la Redazione de Il Giornale via G.Negri 4 - 85661 Milano ------------------------------------------------------------------------------------------------------ Illustrissimo Signor Ministro, So che probabilmente sto osando troppo nel mettere a repentaglio la Sua pazienza. Ma mi piace l'ipotesi di poter offrire qualche suggerimento al Governo come se vivessi in un paese scandinavo. Il primo suggerimento consiste nel sottoporre a sorteggio totale la determinazione delle commissioni per l'accesso in cattedra nell'universita'. Il presidente di commissione nepotista ha interesse a predisporre l'operazione promuovendo i candidati piu' subordinati, i meno autonomi. Coloro i quali non aspirano mai a lavori monografici impegnativi, con un curriculum fatto di curatele o di articoletti brevi. Piu' tali personaggi sono insicuri piu' essi saranno riconoscenti a vita presso il barone nepotista. Nella tornata concorsuale successiva daranno il massimo nel promuovere a loro volta il nipote o il figlio del barone. Il candidato limitato e incerto si trasforma automaticamente nel piu accanito sostenitore, nel successivo concorso, del candidato nipote del barone stratega. Un po' come tenere affamato il cane perche' difenda con aggressivita' la casa del padrone. Un cane appagato o un candidato autoconsapevole in effetti non servono. Quel candidato autoconsapevole non sbaverà di gratitudine per il barone, ricevendo solo quanto gli compete . Una volta sistemata la condizione dei rapporti di influenza con i membri della commissione tramite quel processo di cooptazione che verrebbe spazzato via da un sorteggio totale e solo da quello, al barone nepotista rimane a questo punto solo da addomesticare lo strumento “valutazione comparativa”. Quello che agli occhi degli ingenui e' adottato allo scopo di scegliere il migliore. Ma il barone nepotista negli anni ha perfettamente adeguato e affinato lo strumento alle proprie finalita' per renderlo duttile ai propri scopi. E questo avviene perfettamente trasformando lo strumento di “valutazione comparativa” in un “banalizzatore”. Come avviene questa trasformazione? E' semplice: eliminando l'indissolubilita' della coppia enunciazione del criterio-attribuzione del giudizio. Stabiliti “n” parametri di confronto la valutazione sara' tanto piu' meritocratica quanto piu' si avra' la pazienza e la capacita' di estendere un'elencazione dei parametri di giudizio e di procedere in rapporto ad essi. Al contrario il barone si guarda bene dall' indicare uno per uno i libri presentati (e di distinguere tra monografie, a cura di, articoli, abstract, tutte indistintamente pubblicazioni), e nel trattarli in un “banalizzatore” tramite il passaggio in bagno di varechina, in un cancellatore di significati, in un appiattitore. La banalizzazione procede trascurando di riportare persino il titolo degli scritti dei diversi candidati sottoposti a valutazione comparativa. Il “banalizzatore” per risultare efficace ai fini del barone nepotista non definisce ne' descrive mai la dimensione dell'opera (quelle che in altro ambito sono le misure del quadro o il numero delle pagine della pubblicazione): silenzio assoluto anche su questo. Silenzio sulla tipologia, sulla presenza di illustrazioni, sul carattere innovativo rispetto ad analoghi precedenti. E poi silenzio circa il fatto che la pubblicazione si rapporti al panorama nazionale o internazionale, o su come si collochi in rapporto alle premesse dell'ambito disciplinare. Ma anchesilenzio in merito al fatto che l'opera fornisca o meno relazioni contributi nell'elaborazione della disciplina. Silenzio sulle dimensioni della didattica, o sulle responsabilita' assunte in ambito professionale. Ripetiamo per maggiore chiarezza: al fine di perseguire una banalizzazione la commissione di concorso avra' cura di non riportare mai ne'il titolo dei libri presentati dai concorrenti, ne' la consistenza in pagine della pubblicazione, ne' di definire l'originalita' della trattazione, ecc. sostituendoli con giudizi generici, che non facciano assolutamente prevedere nel loro corso l'esito finale. Ad esempio:“Il candidato attesta una buona operosita' accademica, professionale e di ricerca. Qust'ultima muove da interessi museografici e di allestimento per sfociare poi in studi sul restauro urbano ed infine, sulla catalogazione dell'edilizia storia. Consistente e' anche l'impegno didattico, documentato da numerose tesi di laurea, seguite come relatore, e da specifiche pubblicazioni in merito.” Indubbiamente chiacchiere. Numerose tesi di laurea stanno ad esprimere con perfida imprecisione la produzione di un candidato nel giudizio firmato dal Presidente della commissione, e i giudizi degli altri membri sono in tutto simili, ne' c'e' molto piu' d'altro. Che il candidato presenti una pubblicazione o dodici, un epigramma o la Divina Commedia, non se ne puo' sapere nulla. Cosi' come in rapporto a quell'operosita' al candidato potra' corrispondere sia una formichina che desume con zelo da internet sia uno tra i maggiori esperti internazionali. Mentre quegli interessi museografici e di allestimento corrispondono al fatto che non passi fine settimana che il candidato non visiti un museo oppure egli e' progettista di un grande museo in un impegno di vent'anni o del restauro di un grattacielo storico a Manhattan? Consistente e' l'impegno didattico, cosa significa un'espressione del genere, una decina d'anni di zelante insegnamento oppure una trentina, in Italia all'estero, in sedi nazionali e internazionali, con numerose tesi di laurea che potranno essere una ventina o un migliaio. Tutto e' uguale, tutto banalizzato. Al termine, dopo quella digressione riportata che con termine di moda potremmo definire “fuffa”, nelle successive tre righe conclusive un giudizio ulteriormente convenzionale (testuale) accomunera' ancor piu' i candidati, distinti esclusivamente in base a un aggettivo diverso o ad un sinonimo. “Dall'esame comparato del candidato, valutandone il curriculum e i titoli scientifici presentati. L'operosita' e i servizi prestati negli atenei, tenendo conto dell'attivita' didattica svolta emerge il seguente giudizio: sostanzialmente maturo.” (oppure pienamente maturo, maturo e meritevole di attenzione, oppure sostanzialmente maturo e meritevole di attenzione, in tutti gli intrecci e le variabili). |Dopo di che improvvisamente schizza fuori il nome dei due vincitori. L'efficacia del banalizzatore! Trattasi di un' attrezzatura micidiale. Puoi presentare al concorso tre paginette o cinquecento in una sola pubblicazione. Seicecento pagine per una catalogazione di una situazione regionale valutata in termini economici centinaia di milioni di vecchie lire oppure sei pagine di ricerca d'archivio o che, tutto risultera' identicamente insignificante e amalgamato. Cosicche' diverra' del tutto inutile porsi questioni di meritocrazia. Se poi ancora qualcuno volesse metterci il naso e valutare e voler valutare a tutti i costi, di norma si ricorre ad altri artifici. Nel Concorso a bando pubblicato sulla Gazzetta Restauro Icar 19 (Gazzetta n. 32 del 22/04/2008), tanto per dire, si e' proceduto ad esempio a far scomparire tutto l'incartamento degli atti e la loro sostituzione con una denuncia di smarrimento degli stessi. Che tanto trattasi di mero errore materiale: e il risultato del concorso varra' lo stesso. Esclusi perditempo. E' tutto chiaro? Ricapitolando. Va posta in atto 1. un'alternanza di concorsi in cui passano candidati insipidi pronti alla riconoscenza per tutta la vita e di concorsi predisposti per nipoti di baroni nepotisti che fruiranno della riconoscenza dei suddetti insipidi; 2. l'adozione di un atteggiamento di banalizzazione inesorabile dei titoli nella fase di valutazione. Rimedi? Non sarebbe difficile, Signor Ministro, se solo si amasse un po' quella meritocrazia di cui tutti straparlano. 1. Estrazione integrale dei membi di commissione. 2. Obbligo per le commissioni della enunciazione dei criteri preliminari al giudizio in rapporto a ciascuna opera o titolo o pubblicazione. Cominciando, come si e' detto, dall'abrogazione di quel brutto termine che e' “pubblicazione”, concepita ancora una volta al fine di banalizzare; sostituendolo con “libro”, “curatela”, “articolo”, “abstract”. Buon lavoro, Illustre Signor Ministro. Buon lavoro Proboviro Prof. Zecchi. Prof. Arch. Sandro Ranellucci

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