Lettera all’ Arcivescovo di Spoleto e Norcia, Monsignor Renato Boccardo.

Basilica di Norcia Mi risulta che, parlando della ricostruzione post-terremoto nelle terre d’Umbria lei abbia affermato

«Io rimango fermamente convinto della mia idea: ricostruire tutto come prima vorrebbe dire fare un vero falso, e la basilica già lo era, ne vale la pena? Il terremoto lascia un segno, non solo nelle persone, ma anche nei monumenti, negli edifici. Perché allora non collegare i pezzi rimasti della basilica con qualcosa di oggi? Si lascerebbe un segno nella storia, mostrando anche la capacità dell’uomo di oggi di ricostruire qualcosa di bello. Potrebbe diventare anche un’attrazione turistica. Bisogna portare avanti una riflessione aperta a tutte le idee».

 

Ho trattato in tante occasioni il fatto che l’argomento secondo cui, dopo un trauma, non è opportuno ricostruire l’architettura storica com’era ma sarebbe meglio sistemare i resti con un’ostentazione modernista, non ha senso. Il risultato sarebbe un mostro, privo di qualunque armonia e di qualunque bellezza.

In quelle occasioni ho trattato l’argomento in sede accademica con

argomenti colti e circostanziati sotto il profilo critico. In questa

circostanza vorrei risultare piu’ che altro chiaro, data la drammaticita’ dell’evento, a tutti comprensibile.

Un progetto di restauro che sia moderno non significa che includa forme stilisticamente strane, antitetiche a quelle classiche. La modernità di un’architettura corrisponde in realtà al fatto che l’architettura in questione, quella che ha subito il crollo, venga interpretata come parte di una complessivo insieme monumentale. Di una complessiva struttura monumentale. Non un singolo e solitario oggetto, quella chiesa, a se stante. Ma parte a sua volta di un monumento che è l’intero borgo. Modernita’ in conclusione non è un fatto stlistico, formale, di apparenza. Ma sostanziale e strutturale. Ma non voglio entrare nell’argomento in termini di complessita’ sotto il profilo critico. Tengo ad essere comprensibile da chiunque, stavolta. Facciamo il caso che lei subisca come accade a chiunque l’asportazione di un dente. Riterrebbe opportuno che si lasciasse nel suo sorriso un’ostentazione di diversita’, che so, con una dentatura d’oro, come era in uso un tempo? Sembrano secoli fa. Eppure non era preistoria l’integrazione di un arto con una diversificazione ostentata. Ricorda la mano di Capitan Uncino, o la gamba modanata di Gamba di legno? Ritiene che la sostituzione con una dentatura perfetta, ben integrata, armonica, potrebbe dar luogo al dubbio di un falso storico? Quell’integrazione aveva senso soprattutto per l’appartenenza ad sorriso complessivo; ad un volto. Non era un’entita’ parziale da sostiture con una altrettanto parziale porzione. E’ un errore interpretativo valutare che la parte della chiesa di Norcia abbattuta dal sisma avesse una sua identità autonoma. Ho stima della sua saggezza e competenza nei confronti delle cose spirituali. Ma in tema di questioni di estetica formale e di restauro, quel che a lei appare una posizione moderna è in realta’ veramente antiquato e provinciale. Spero che la Basilica di San Benedetto a Norcia torni ad essere goduta dai suoi fedeli per la compiutezza e la sua appartenenza al borgo. Mi perdoni, per averle attribuito il termine di provinciale. Di fatto quando la provincia ha il valore dell’identificazione con Norcia l’attribuzione del termine “provinciale” vuole essere un complimento (oltre che il richiamo rispettoso ad una revisione interpretativa.