IL CROLLO DEL TORRIONE DI MAGLIANO. ELOGIO DEI MASTRI DELLO STAMPO DEL LISCI DELL'ALBINIA E DI NICOLA ZABAGLIA.

Il cantiere di Nicola Zabaglia Il crollo del torrione di Magliano in Toscana non meraviglia chi ha assistito in quel territorio negli ultimi anni al procedere nel Restauro, nella Manutenzione, nell'Integrazione costruttiva sulla base di un ottuso modernismo nell'allontanamento costante dal Costruire tradizionale.
In queste tre righe è contenuta la soluzione del mistero del crollo che è un mistero solo per chi non sa che c'e' un cantiere che è quello dell'Archigeometra, il cosiddetto Tecnico uscito dalle scuole di Stato, e un cantiere che è stato quello del Mastro, che per me e' il compianto Lisci dell'Albinia analfabeta quanto Mastro Zabaglia (1664-1750). Il Mastro che costruisce e integra e sa cucire e ricucire con le mani in un tessuto continuo fatto di mattoni e di conci di pietra. Il Mastro che non tocca mai il moderno cemento per consolidare e per integrare. Che non fa puntelli puntuali metallici o di cemento solo in certi punti per consolidare, ma fa speroni compatti e continui estensivi di mattoni.
Nel territorio di Magliano in Toscana nel 2012 si costruisce solo con il cemento, e poi si riveste con la finta pietra. Chiedi di fare una scala per raggiungere il piano superiore del tuo fienile. Sarai obbligato ad impiegare cemento, in fondazione, in elevazione, in copertura. Cosicche' il mattone se ci sara' entrera' in ballo come cortina di rivestimento, e cosi' per la pietra, che non sara' impiegata di norma a conci ma a fette, applicata sopra il cemento armato. Come non avrebbe mai fatto nessun Lisci dell'Albinia.
La continuita' del mattone ha le sue leggi di materiale portante e non di rivestimento. Invece i tecnici odierni non considerano più il mattone e la pietra come materiale portante ma come materiale di rivestimento. Il mattone e la pietra si appiccicano sul cemento, che porta, lui solo, secondo i moderni tecnici del territorio maremmano. Mentre il Lisci, e tutti i Mastri dell'Albinia, formatisi alla scuola di quel cantiere vivente che è Pitigliano coi suoi spalti, con i suoi contenimenti, sa come i mattoni non vadano considerati come un rivestimento, una belluria estetica che si sostiene con la massa interna possibilmente da sostituirsi col cemento. Ma la presenza del mattone e dei conci di pietra va estesa con continuita' con speroni successivi che allargano continuamente e con con continuità la superficie della base di appoggio. Cosicche' costituisce un errore pulire e ripulire all'intorno del torrione la supericie attorno per fare passeggiate e giardinetti attorno alle mura. Scalzare a favore dei prospetti è di norma, e a sfavore delle superfici occupate. Da occuparsi invece piuttosto con altri speroni. E invece tutt'intorno, non necessariamente a ridosso del torrione, ma piu' lontano e piu' in basso si notano consolidamenti posticci con putrelle di ferro, e puntuali con il cemento. E il restauro conservativo si accanisce contro qualunque presenza definita superfetativa malauguratamente sia stata costruita in pietra e mattone, in continuita' con le mura, non solo per estemporanea necessita' funzionale, ma anche per costituire un blocco compatto e sicuro. Cosicchè l'orrendo “vecchio mulino” maglianese viene tollerato solo perche' è staccato fisicamente dalle mura storiche. Mentre andrebbe demolito di corsa perche' i suoi moderni solai sono di cemento e le finte travi di legno sono appese e non portanti, ignoranti e mentitrici, come la finta pietra e i finti mattoni appiccicati al cemento. Mentre si dovrebbe agire e pensare come con le arcate rampanti successive attorno alle cattedrali gotiche e ai borghi medievali. Invece dai a scalzare le cosiddette superfetazioni in mattoni e pietra, a “liberare” le porte e i torrioni, dai a realizzare passeggiate e giardini a ridosso, laddove contrafforti e speroni avrebbero dovuto svolgere il loro compito che e' quello di allargare sempre piu' la base.
Il crollo del Torrione di Magliano non e' occasione per ricorrere a barre in acciaio e a ricorrere a portanze di cemento da dissimulare con mattoni a cortina e scaglie di pietra. Questo crollo è occasione per ricordare agli archigeometri locali che il mattone e la pietra non sono rivestimento, ma materiale portante. Che ha bisogno di estensione adeguata su superfici d'appoggio sul terreno, a differenza dell'orrido cemento, al quale ne bastano poche. Ma che bisogno hanno, (anzi, avrebbero avuto), il Lisci e gli altri mastri, di lavorare a ridurre costantemente le superfici d'appoggio perimetrali? In buona sostanza i vecchi Mastri che lavoravano con le mani callose non ci sono più, e i nuovi archigeometri, con le loro maestranze, avvezze piu' al martello pneumatico che al cuci e scuci, richiederebbero un nuovo tipo di addestramento nelle scuole professionali d'ogni genere. Nuovo perchè finalmente tradizionale e antico. Da fondarsi non esclusivamente su logiche da cemento armato, ma piuttosto sullo studio dell'analogo nei borghi circostanti. In pratica occorre fondare una nuova mano d'opera e nuovi tecnici sullo studio delle tecniche costruttive tradizionali. Ovvero occorre diffondere la teoria e la pratica del Manuale del Recupero. Di cui certo il Lisci dell'Albinia non aveva bisogno, avendolo tutto nella propria testa e nelle proprie mani.