Valutazioni comparative veramente comparative. I have a dream: trasparenza e quantificazione.

Sogno un'università trasparente e fondata sul confronto di dati oggettivi, di goal realizzati, di tempi, di record, di numeri di gare alle quali si è partecipato. Sogno un'università nella quale al margine di errore o di manipolazione ineliminabile in base a giudizi di impronta critico-qualitativa, si preferisca una valutazione comparativa apparentemente ma intenzionalmente meno raffinata, nell'espressione, d'impronta quantitativa, dalla quale scaturirà certamente un minor margine di errore casuale o intenzionale. Sogno un'università nella quale nel corridoio principale con più evidenza che non le date degli appelli d'esame, sia affisso costantemente il curriculum di tutti i professori. Gli stessi profili naturalmente saranno online. Gli studenti sceglieranno i relatori e i corsi con consapevolezza. Preferiranno il ricercatore che ha scritto dieci libri piuttosto che non l'ordinario che ha stampato a sue spese la tesi di laurea o il dottorato, e lì s'è fermato fino alla pensione. Sogno un'università in cui alla fine di ogni biennio venga giudicata e premiata la produttività nella didattica e nella ricerca, dei docenti, dei dipartimenti, delle facoltà, e nella quale vengano tenute aggiornate le classifiche. Sulla base delle medesime classifiche, e non “a pioggia”, dovrebbe essere distribuito ogni genere di finanziamento. Un'università nella quale possano essere ingaggiati anno dopo anno i docenti in base ai loro meriti, come nel calciomercato. Il quale è cosa seria e giusta, in quanto il calciatore a differenza del professore non verrà mai ingaggiato per i suoi rapporti con la camera dei deputati, ma prevarrà inesorabilmente a prescindere da chi sia il padre. Sogno un'università che proceda dal fatto che il curriculum dei docenti sia improntato su leggibilità e confrontabilità. Ogni curriculum soprattutto con i titoli dei libri, l'indice e il numero di pagine; e con il titolo dei saggi con il numero di pagine. Solo in collocazione molto marginale, e ben distinti dai libri integralmente firmati dell'autore, gli “a cura di”, raccolte di scritti di allievi, di amici compiacenti, precedute da mezza pagina firmata da colui il quale in genere si tende a far figurare come autore vero del libro; analogamente andrà trascurato il riferimento a quel genere di ricerche di cui esiste solo una menzione di incarico burocratico e nessun riscontro a stampa. Nel curriculum solo le realizzazioni concrete, i progetti realizzati o quelli più significativi, per quanto riguarda architetti e ingegneri, o altre attività in forma oggettivata per altre competenze. Tutti i titoli delle tesi di laurea e di dottorato nelle quali il docente è stato relatore. L'elenco di tutti gli anni di corso che ha tenuto. Le domande agli incarichi e i contratti di docenza e i criteri di affidamento dovrebbero apparire espliciti online, facilmente consultabili da tutti, anche dagli studenti. Con specifica evidenza rispetto ai criteri di attribuzione, da motivare anch'essi su base quantitativa. Per i concorsi dovrebbe essere prevista l'estrazione a sorte dei membri delle commissioni. Subordinatamente al fatto che tutti i docenti dovrebbero avere un identico numero di presenze, nell'arco della loro carriera, nel ruolo di membri di commissione. In modo da evitare che esistano i membri sempre collocati in commissione, e quelli, non manovrabili, che non lo saranno mai. Per le cosiddette valutazioni comparative dovrebbero essere predisposte schede che non consentano di offuscare le quantità in base a presunti giudizi critici di qualità, troppo soggettivabili. Ogni aspetto dovrebbe essere oggetto di un confronto comparativo diretto. I libri scritti dell'uno e il loro numero dovrebbero essere confrontati con i libri scritti dell'altro. Il numero di anni di insegnamento con il numero di anni di insegnamento. Il numero di tesi di laurea di cui si è stati relatori con il numero di tesi di laurea. Verrebbe ridotta la manipolabilità del profilo conclusivo del candidato; il quale profilo non dovrebbe consistere in un testo addomesticabile in base agli aggettivi prescelti dalla commissione, in funzione di quanto essa ritiene di citare o meno, o di dimenticare e trascurare con il procedere della valutazione comparativa verso il giudizio. Dovrebbe esservi configurato ed imposto l'obbligo di riempire tutte le caselle e di quantificare il confronto rendendolo palese anche in sede visiva. Il profilo dovrebbe avere la configurazione di un modulo a caselle nelle quali vadano inseriti nella collocazione prevista i dati, in modo che non possano essere esaltati o sminuiti nelle fasi successive della verbalizzazione. Certamente la prospettiva di desumere i criteri di comparazione da altri ambiti e da altre attività, decisamente improntate su criteri di giudizio essenzialmente meritocratico, come può essere in un riferimento al settore sportivo, farà arricciare il naso a chi ritenga l'ambito del sapere e della ricerca giudicabili soprattutto su base qualitativa. In realtà, al di là di tante interpretazioni caratteriali o sociologiche sull'abilità di un atleta, sul suo genio e sul suo estro, un confronto tra due atleti sulla base dei goal, delle altezze scavalcate, dei tempi, del numero delle flessioni di cui ciascuno è capace in allenamento, indubbiamente comporterà minori margini di errore, casuale o intenzionale, piuttosto che non fondando la stessa valutazione comparativa su parametri scarsamente quantificabili. Una volta improntata la valutazione comparativa su parametri di carattere quantitativo, confrontando prestazione a prestazione, risultato a risultato, rimarrà l'impegno a far sì che il confronto dei dati rimanga costantemente sui muri, e online.