Archivio: 2007

Il Manuale del Recupero della Regione Marche, presentato in anteprima nel Teatro Comunale di Grottazzolina.

Nel Teatro Comunale Ermete Novelli di Grottazzolina sabato 1 dicembre si è parlato di recupero dei centri storici.

Una pagina di Italia positiva. Con un piccolo centro che al sabato pomeriggio offre ai concittadini un dibattito su come conservare le proprie antiche mura, anziché invitare nel bel teatro un qualche cantante della raitivù. Con una laureanda della Facoltà di Architettura di Pescara che espone ed illustra la propria tesi di laurea dedicata al recupero della bellezza di Grottazzolina. Con vari architetti afferenti a svariate università e dediti ad illustrare il proprio lavoro a vario titolo in connessione con il recupero dell'antico centro marchigiano.

Con l'opportunità, colta da chi scrive, di presentare per la prima volta all'esterno il Manuale del Recupero della Regione Marche. Ovvero: circa cinquecento tavole grafiche in formato A3, disegnate in autocad e qua e là completate a mano, con i rilievi di altrettanti particolari costruttivi premoderni reperiti in un'ottantina di comuni storici delle Marche, corredati ciascuno con l'indirizzo e il numero civico del luogo d'individuazione. Sulla falsariga di quanto chi scrive fece già con il precedente Manuale del Recupero della Regione Abruzzo, edito in un doppio volume dalla benemerita DEI, Tipografia del Genio Civile.

Ancora un'opera dedicata alle Amministrazioni, alle imprese, ai professionisti, ai privati, agli artigiani. Che comprendano l'importanza, l'urgenza e l'eticità di copiare quei particolari costruttivi nelle loro realizzazioni e nelle loro progettazioni. Trentacinque tavole grafiche raffiguranti in vari dettagli le murature nelle realizzazioni tradizionali premoderne nelle Marche. Trentacinque tavole grafiche di coperture. Ventiquattro tavole grafiche di cornicioni. Ventuno tavole grafiche di comignoli. Ventotto tavole grafiche di solai. Undici tavole grafiche di volte. Trentacinque tavole grafiche di scale. Otto tavole grafiche di complementi. Undici tavole grafiche di pavimentazioni interne. Nove tavole grafiche di camini, fornelli ecc. Novantatrè tavole grafiche di pavimentazioni esterne. E poi pavimentazioni di terrazzi (1 tav.), di vani di porte e finestre (38 tavv.), ringhiere di terrazzi e balconi (17 tavv.), grate per finestre (14 tavv.), roste (7 tavv.), prevenzione antisismica premoderna (5 tavv.), fontane e pozzi (10 tavv. ), passaggi coperti (17 tavv.)......

Un commento a margine del piccolo ma utile convegno: tanti auspici, tanti “si dovrebbe”, tanti “occorrerebbe” nel cantiere di restauro lasciano il tempo che trovano. La qualità deve essere espressa in esecutivi in scala uno a uno. Tutt'al più uno a cinque. Dal che si deduce necessariamente la necessità che si abbandonino gli auspici generici e si alleghi un Manuale del recupero regionale a ciascun regolamento di gestione dell'edilizia storica in ciascun piccolo comune. Così da obbligare progettisti, imprenditori, artigiani e privati a fare del Manuale uno strumento fondamentale per le loro manutenzioni. Attendiamo al varco, mettendoci a disposizione, i primi piccoli centri storici che del Manuale del recupero delle Marche vogliano sperimentare da subito un utilizzo attivo. Per un recupero e un ripristino positivi, non limitati ad inutili divieti, regolati dalle graficizzazioni delle abitudini costruttive dei vecchi mastri. In piena consapevolezza degli andamenti dell'ordito e della trama, nel tessuto storico urbano.

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LE CHIEDO PERDONO, MR. GIEDION.

Arrivando al cantiere passavo attraverso una campagna sporca di villette come il centro di Roma dopo la notte bianca. Ne rimasi sgomento. L'oggetto che mi affidavano era il solito scatolotto con struttura in cemento armato, appena sollevato dal livello del terreno tanto per rubare un po' d'aria per l'interrato. In campagna, si sa, da noi quello che è interrato, come si dice, non fa cubatura. Solitamente i progettisti rimboccano la terra provvisoriamente ai lati dell'ingresso al garage, destinato a rimanere sproporzionato e nero come l'occhio di Polifemo. Starà poi al truce proprietario e alla truce impresa scostare la terra lungo il perimetro completando l'obbrobrio con un' ancor più truce sequenza di finestre cosiddette a “bocca di lupo”. L'unico motivo per cui quel cantiere intrapreso da un altro progettista appariva meno oltraggioso era il fatto di trovarsi ai piedi di un poggio sormontato da un borgo, S.Angelo Romano, scavato sul fianco da una gigantesca cava. Perché ancora una volta non mi si affidava un'impalpabile scatola di vetro autoesaltata dalla continuità assoluta di una spiaggia australiana, fiancheggiata da centinaia di chilometri, a nord e a sud, deserti, se non per le conchiglie e la vegetazione? Perché non anch'io nelle distese a nord di Jyväskylä o non ad Arcosanti? Che senso avrebbe avuto il mio gesto assoluto, magari sospeso tra minimalismo e decostruttivismo, quand'anche avessi ritenuto di volerlo compierlo, tra i portichetti in cemento armato delle villette sorte come un'epidemia nei pressi d'un presuntuoso circolo di golf, strutture in perenne attesa dell'esito del condono e l'infame traccia della cava? Ancora una volta, per l'ennesima volta, mi sono detto in quel momento e poi negli anni successivi, Sigfried Giedion resterà deluso da me. La mia architettura resterà confinata in un territorio che tutto ingoia, anonimo e in disparte, senza che io possa comunicare ai colleghi architetti alcunché del mio lavoro, frutto di un vizietto da nascondere, o forse conseguente ad uno stato di necessità. Sporcato dalle premesse, squalificato dall'aderenza ai compromessi di contesto. Niente rigore di volumi. Niente antinatura. Niente sguardo penetrante verso il futuro. L'oggetto essendomisi conformato piuttosto secondo caratteri che non saranno mai quelli di un volume puro sotto la luce. L'oggetto adottato essendo piuttosto quel luogo circostante, rispetto al quale ho preferito correggere i disagi, i difetti, come usa dire, gli scempi. Allora il progetto non può che corrispondere ad uno strizzare gli occhi, a uno stravedere nell'intravedere. Procedendo in un ripristino che ripropone scorci dal vedutismo pittorico. Di qui la capriata scoperta, sul fronte del portico, gli speroni, il basamento di pietre composte a secco, raccolte dal terreno al piede degli ulivi. La rampa in curva, per salire a cavallo in casa. Ne scaturisce un'architettura che non potrà essere ammessa sulle pagine quadrotte di Casabella, o sulla superpatina di Domus. Eppure quel non luogo da qualche tempo è un po' meno ributtante, e persino è possibile isolare in esso scorci che non appaiano definitivamente imbolsiti dal degrado. Un atto di modestia, forse, non una sterzata architettonica, purtroppo. Sorry, Mr. Giedion. Potrei almeno aspirare a definire quella realizzata un'architettura secondo criteri di ecologia?

Restauro urbano: non è preferibile una meditata applicazione di opportuni criteri metodologici alla solita lamentela sul cemento che avanza?

Gent.mo Prof. Asor Rosa sono veramente lieto che lei sia di questi tempi adirato nero. Spero anzi che il suo stato d'animo, comprenderà che si tratta di un paradosso, si prolunghi sulla base di numerose altre concretizzazioni intollerabili nei suoi territori. A Monticchiello, e magari a Capalbio. Fortunatamente anche nella sua amata Toscana le occasioni non mancano. E' transitato recentemente a Magliano in Toscana dove i locali ex-piranesiani della falegnameria accanto alle mura senesi sono stati suddivisi in miniappartamenti? Dove nella pavimentazione (direi meglio nella piastrellatura) della piazza davanti alla chiesa centrale appare inciso pomposamente in bronzo per i posteri: design arch.vitiello, ecc.ecc.ecc.? E' bene che lei sia adirato nero, e ne gioisco, perché anch'io sono adirato nero. Perché essendo l'autore di un doppio volume edito da un paio d'anni da DEI Tipografia del Genio Civile, dal titolo Manuale del Recupero della Regione Abruzzo, contenente una ricerca durata qualche anno, costruita nel coordinamento di oltre cinquanta laureandi, ospitante oltre settecento particolari costruttivi disegnati in autocad di edilizia tradizionale premoderna raccolti uno per uno in tutte le province e in tutti i comuni d'Abruzzo, senza nessun contributo pubblico, laddove l'amministrazione regionale per non ottenere nulla verso lo stesso obiettivo ha speso oltre seicentomilioni delle vecchie lire, non sono riuscito a destare proporzionale attenzione dagli amministratori e dai politici regionali. Il che vuol dire che, a parte i politici di destra, che purtroppo notoriamente non prestano grande attenzione alle cose della cultura, neppure l'ultimo dei consiglieri e degli assessori di sinistra ha mai compreso le potenzialità politiche del mio bivolume. Non la vorrei annoiare, ma in breve ritengo utile informarla che da diversi anni con la metodologia messa a punto, criticamente fondata eppure fertile persino nelle mani dei miei non sempre colti laureandi, ottengo dei meravigliosi rammendi nei tessuti storici delle regioni del centrosud (la mia facoltà d'architettura avendo sede a Pescara). In pratica, tralasciando qualunque dotta premessa, nelle conseguenze riesco a far mettere le mani su borghi preziosi agli studenti inebetiti dall'università dei crediti e dei trienni. Miracolo: borghi storici contaminati da crolli, da villette ignoranti e da palazzine decostruttiviste progettate da architetti formatisi in una cultura da grande fratello tornano a sorridere prive di inestetismi come sotto lo sguardo inebriato di Stendhal. Il progetto di ripristino lo faccio disegnare abitualmente all'acquerello, perché i miei stimabili allievi, rimbambiniti da centinaia di siti e di documentari televisivi su piano e gehry, recuperino un po' di sensibilità per i materiali, per le soluzioni premoderne, per il colore. Naturalmente ho provato in tutti i modi a far pervenire il mio bivolume al governatore Ottaviano del Turco, Presidente della Regione Abruzzo, tramite posta ordinaria e persino tramite le mani di comuni conoscenze. Ebbene: non ho mai ricevuto alcun biglietto di risposta. Per questo, in un perfido godimento da mal comune, sono veramente lieto che lei di questi tempi sia adirato nero. E spero che codesto stato d'animo si prolunghi in rapporto al suo interesse intaccato. Forse capitandole di incontrare il Presidente Del Turco in un qualche convegno a Capalbio potrebbe attirare la sua attenzione sulla non inutilità di studioli come il mio Manuale del Recupero d'Abruzzo, e sulla possibilità che passando per percorsi e verifiche (mi permetta la parolaccia) scientifiche, si possa conseguire (volendolo) qualcosa di più che non continuando a blaterare dell'avanzata del cemento. Suo Sandro Ranellucci (prof.arch.) Nelle due immagini: viste della situazione attuale e del progetto di ripristino concepite in relazione al Borgo dei gessaioli, nel Comune di Ripalimosani prov. CB, (dalla tesi di laurea di Michele Piano).

Valutazioni comparative veramente comparative. I have a dream: trasparenza e quantificazione.

Sogno un'università trasparente e fondata sul confronto di dati oggettivi, di goal realizzati, di tempi, di record, di numeri di gare alle quali si è partecipato. Sogno un'università nella quale al margine di errore o di manipolazione ineliminabile in base a giudizi di impronta critico-qualitativa, si preferisca una valutazione comparativa apparentemente ma intenzionalmente meno raffinata, nell'espressione, d'impronta quantitativa, dalla quale scaturirà certamente un minor margine di errore casuale o intenzionale. Sogno un'università nella quale nel corridoio principale con più evidenza che non le date degli appelli d'esame, sia affisso costantemente il curriculum di tutti i professori. Gli stessi profili naturalmente saranno online. Gli studenti sceglieranno i relatori e i corsi con consapevolezza. Preferiranno il ricercatore che ha scritto dieci libri piuttosto che non l'ordinario che ha stampato a sue spese la tesi di laurea o il dottorato, e lì s'è fermato fino alla pensione. Sogno un'università in cui alla fine di ogni biennio venga giudicata e premiata la produttività nella didattica e nella ricerca, dei docenti, dei dipartimenti, delle facoltà, e nella quale vengano tenute aggiornate le classifiche. Sulla base delle medesime classifiche, e non “a pioggia”, dovrebbe essere distribuito ogni genere di finanziamento. Un'università nella quale possano essere ingaggiati anno dopo anno i docenti in base ai loro meriti, come nel calciomercato. Il quale è cosa seria e giusta, in quanto il calciatore a differenza del professore non verrà mai ingaggiato per i suoi rapporti con la camera dei deputati, ma prevarrà inesorabilmente a prescindere da chi sia il padre. Sogno un'università che proceda dal fatto che il curriculum dei docenti sia improntato su leggibilità e confrontabilità. Ogni curriculum soprattutto con i titoli dei libri, l'indice e il numero di pagine; e con il titolo dei saggi con il numero di pagine. Solo in collocazione molto marginale, e ben distinti dai libri integralmente firmati dell'autore, gli “a cura di”, raccolte di scritti di allievi, di amici compiacenti, precedute da mezza pagina firmata da colui il quale in genere si tende a far figurare come autore vero del libro; analogamente andrà trascurato il riferimento a quel genere di ricerche di cui esiste solo una menzione di incarico burocratico e nessun riscontro a stampa. Nel curriculum solo le realizzazioni concrete, i progetti realizzati o quelli più significativi, per quanto riguarda architetti e ingegneri, o altre attività in forma oggettivata per altre competenze. Tutti i titoli delle tesi di laurea e di dottorato nelle quali il docente è stato relatore. L'elenco di tutti gli anni di corso che ha tenuto. Le domande agli incarichi e i contratti di docenza e i criteri di affidamento dovrebbero apparire espliciti online, facilmente consultabili da tutti, anche dagli studenti. Con specifica evidenza rispetto ai criteri di attribuzione, da motivare anch'essi su base quantitativa. Per i concorsi dovrebbe essere prevista l'estrazione a sorte dei membri delle commissioni. Subordinatamente al fatto che tutti i docenti dovrebbero avere un identico numero di presenze, nell'arco della loro carriera, nel ruolo di membri di commissione. In modo da evitare che esistano i membri sempre collocati in commissione, e quelli, non manovrabili, che non lo saranno mai. Per le cosiddette valutazioni comparative dovrebbero essere predisposte schede che non consentano di offuscare le quantità in base a presunti giudizi critici di qualità, troppo soggettivabili. Ogni aspetto dovrebbe essere oggetto di un confronto comparativo diretto. I libri scritti dell'uno e il loro numero dovrebbero essere confrontati con i libri scritti dell'altro. Il numero di anni di insegnamento con il numero di anni di insegnamento. Il numero di tesi di laurea di cui si è stati relatori con il numero di tesi di laurea. Verrebbe ridotta la manipolabilità del profilo conclusivo del candidato; il quale profilo non dovrebbe consistere in un testo addomesticabile in base agli aggettivi prescelti dalla commissione, in funzione di quanto essa ritiene di citare o meno, o di dimenticare e trascurare con il procedere della valutazione comparativa verso il giudizio. Dovrebbe esservi configurato ed imposto l'obbligo di riempire tutte le caselle e di quantificare il confronto rendendolo palese anche in sede visiva. Il profilo dovrebbe avere la configurazione di un modulo a caselle nelle quali vadano inseriti nella collocazione prevista i dati, in modo che non possano essere esaltati o sminuiti nelle fasi successive della verbalizzazione. Certamente la prospettiva di desumere i criteri di comparazione da altri ambiti e da altre attività, decisamente improntate su criteri di giudizio essenzialmente meritocratico, come può essere in un riferimento al settore sportivo, farà arricciare il naso a chi ritenga l'ambito del sapere e della ricerca giudicabili soprattutto su base qualitativa. In realtà, al di là di tante interpretazioni caratteriali o sociologiche sull'abilità di un atleta, sul suo genio e sul suo estro, un confronto tra due atleti sulla base dei goal, delle altezze scavalcate, dei tempi, del numero delle flessioni di cui ciascuno è capace in allenamento, indubbiamente comporterà minori margini di errore, casuale o intenzionale, piuttosto che non fondando la stessa valutazione comparativa su parametri scarsamente quantificabili. Una volta improntata la valutazione comparativa su parametri di carattere quantitativo, confrontando prestazione a prestazione, risultato a risultato, rimarrà l'impegno a far sì che il confronto dei dati rimanga costantemente sui muri, e online.

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