Restauro urbano: allo sdegno di Asor Rosa per Monticchiello l’ansia di tutela del territorio non può bastare.
Polemiche. Di fronte all’avanzata dell’”edilizia speculativa” il citico lancia un appello. Il caso degli ecomostri si allarga a macchia d'olio e il «dopo Montichiello» ha visto la nascita, a meno di sei mesi dal celebre convegno che «scoperchiò la pentola» sugli scempi in Toscana ……..(Corriere della sera, 12 maggio 2007: “Asor Rosa: una “crociata “ per difendere il paesaggio”, di Alberto Asor Rosa).
Anche in questo caso terminologia impropria e generica di fronte alla negatività indubbia dell’inserimento di architetture che minano l’omogeneità e l’unitarietà di contesti pervenuti fino a noi omogenei e unitari. Occorrono però strumenti critici commisurati alla disciplina per poter distinguere cosa rende negativo l’inserimento di nuove costruzioni a Monticchiello. Soffermiamoci solo sulle prime righe. E’ l’avanzata dell’ ”edilizia speculativa” il problema? Forse che se identica edilizia fosse stata edificata a fin di bene, per accogliere i bimbi biafrani, sarebbe stato diverso l’esito sull’omogeneità del paesaggio? Forse che l’edilizia di Monticchiello, quella ormai storicizzata, è per caso sorta a sua volta per motivazioni diverse da quelle di una materializzazione del potere economico, in un rapporto più distaccato dal possesso egoistico delle case? Che dire del termine ecomostri tirato in ballo per modeste villette a due piani certamente non affascinanti agli occhi di un sofisticato intellettuale come Asor Rosa (e nel nostro piccolo anche ai nostri)? Ma tra il non essere affascinanti ed essere ecomostri ne passa, e nell’esagerazione finisce per risaltare indubbiamente anche una quota di falsificazione. Ancora una volta siamo di fronte a strani ed impropri argomenti. Come nel caso degli scempi in Toscana, del resto. Continuando ad isolare le parole chiave e i concetti nel discorso.
“I loro prezzi (delle nuove case costruite a Monticchiello) escludono qualunque speranza di acquisizione per i giovani locali.”…”La qualità dell’insediamento è pessima”….”Il posizionamento devastante.” …”L’utilizzo puramente speculativo”.
Tutte argomentazioni improprie e non utili rispetto alla sostanza dell’essere stati realizzati al piede del borgo toscano di Monticchiello insediamenti disomogenei rispetto a quelli tradizionali storicizzati, sotto il profilo tipologico, morfologico, della qualità dei termini costruttivi premoderni diffusi in quel contesto.
Unico argomento dotato di una pertinenza oggettiva, oggettivamente conseguente alla sostanza dell’essere stati realizzati al piede del borgo toscano insediamenti disomogenei rispetto a quelli tradizionali storicizzati, è il caso di tornare a ripeterlo, sotto il profilo tipologico, morfologico, della qualità dei termini costruttivi premoderni diffusi in quel contesto, è invece quello che segue, anch’esso adottato da Alberto Asor Rosa: “La gente non ci pensa facilmente, ma già oggi chiunque possieda un bene immobile a Monticchiello e dintorni, (per esempio, nel centro storico oppure in campo agrituristico), magari proprietà familiare, vecchio di generazioni, riceve un danno monetario, oltre che ambientale, dal deprecabile insediamento speculativo che sta sorgendo su quella collina.” Ma poi torna a sbandare e ad annaspare, il fine intellettuale, allorché scrive: “Chi s’affacci oggi dalle proprie finestre e invece di vedere la dolce collina toscana e la leggendaria strada cipressata scorge di fronte a sé i fabbricati romani di Tiburtino terzo ……[]” esagerando, proponendo paralleli non pertinenti, attribuendo un giudizio negativo fuori contesto ad architetture concepite in altri tempi, in altri luoghi, in base ad altri presupposti critici, riferite ad altri inter locutori sociali, quali quelle, per l’appunto, dei cosiddetti “fabbricati romani di Tiburtino terzo”. Siamo alle solite. E’ troppo facile vincere con argomenti truccati. Chi può preferire i fabbricati delle borgate all’incontaminato (finora) paesaggio di Monticchiello? O chi preferisce al mattone e ai muri di pietra il cemento? Il critico letterario Alberto Asor Rosa, scrittore, uomo politico, ha di per sé indubbiamente ragione. Ma la sua emotività, scossa dal dolore del degrado apportato a Monticchiello, in chiave a. d’incongruità tipologica, in chiave b. di disomogeneità morfologica, in chiave c. d’adozione di tecniche costruttive improprie rispetto al bagaglio tradizionale premoderno, sbanda, annaspa, priva di uno strumentario critico adeguato alla problematica. Come avviene al giornalista che si lagna per il cemento a piazza Vittorio, (e come avviene a Celentano, laddove c’era il verde ora c’è il cemento). Privi di strumenti adeguati, in grado di raccordare il profilo critico specifico a quello giuridico amministrativo. Nel passaggio dalla cultura del restauro monumentale a quella del restauro urbano occorre dotarsi di strumenti adeguati alla nuova dimensione per sperare di vincere. Anche perché si sa, tanto per sbandare un po’ anche noi, come si fa a vincere contro il cemento, che oltretutto, è armato?
Per la qualità effimera e limitata dello strumento blog stavolta probabilmente l’ argomento si rivela davvero sproporzionato. Probabilmente lo avremo fatto con più agio in Restauro urbano, ed. Utet, e in Manuale del recupero della regione Abruzzo, ed. DEI. Eppure occorrerà tornarci su, nelle dovute dosi. Magari provando anche a mettere i nostri argomenti al servizio dello sdegno condividibile di Asor Rosa.






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