Archivio: 2008

IL MODELLO CULTURALE DI SGARBI PER LA COPERTURA DEI MOSAICI DI PIAZZA ARMERINA FINALMENTE INDIVIDUATO NEL MONDO DI MARTHA STEWART. L'ARMA VINCENTE SARA' NEGLI STENCIL.

Stencil Vittorio Sgarbi come Martha Stewart

 

L'ATTICO ESPOSITIVO DEL MAAQ AQUILANO FINALMENTE UTILIZZATO IN UNA MOSTRA D'ARTE MODERNA

L'attico del MAAQ

Finalmente si può godere degli spazi espositivi all'attico del MAAQ aquilano in una qualificata mostra d'arte contemporanea. Tra i tetti le cupole e i monti la copertura vetrata conica sul cortile interno. Il museo gode di tre ascensori interni, elevatori per disabili, sale per mostre e convegni nella chiesa e nei grandi ambienti sottotetto. Ristorante e cafeteria all'attico. Ambienti espositivi all'aperto nel giardino. Cortile con copertura trasparente vicino all'ingresso principale. Spazi espositivi affacciati sul corso cittadino. Tunnel sotterraneo di collegamento diretto all'ascensore che conduce anche fuori orario all'utilizzo del ristorante serale all'attico. Forse una visita guidata alla struttura e un'illustrazione alla stampa si poteva fare già quattro anni fa, quando furono interrotti nel cantiere il restauro e la ristrutturazione, interrompendo un allestimento peraltro già approfonditamente progettato e in esecutivo da molti anni. Un sola precisazione, la mostra di scultura all'attico del museo, che permarrà aperta lungo tutto il periodo estivo, i visitatori la potranno vedere col binocolo.

FINALMENTE SCULTURE IN MOSTRA, COME DA PROGETTO, SUL GRANDE ATTICO DEL MAAQ A L'AQUILA

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Era ora. Dopo quattro anni dalla chiusura del cantiere del museo, dopo quattro anni sprecati, con gli spazi espositivi predisposti a puntino, senza che neppure un Gabibo abbia potuto sospettare della loro esistenza era ora che si aprissero i battenti. il grande piano scoperto del museo principale di L'Aquila è finalmente popolato di importanti sculture. Non importa che questa inaugurazione poteva avvenire fin dal 2004. L'importante è che l'evento finalmente si sia verificato. Contro il profilo delle montagne lontane, contro le sagome dei secolari abeti che popolano il giardino interno al convento di S.Maria dei Raccomandati, contro i piani dei tetti di L'Aquila finalmente si stagliano bronzi di fattura contemporanea prescelti dai critici più accreditati. Quattro anni di attesa, con un importante museo a disposizione sono tanti; ma finalmente l'evento per il quale avevo lavorato come progettista (cfr:Allestimento museale in edifici monumentali", ed. Kappa 2005; Il progetto del museo, ed.DEI, 2007), si è verificato. Avevo fatto scavare in piena convinzione un tunnel sotterraneo (che pochi finora hanno visto) che dall'atrio con copertura vetrata (che pochi hanno visto) conduce all'ascensore (che pochi hanno visto) che conduce alla grande sala espositiva coperta (che pochi hanno visto) adiacente gli spazi cafeteria e ristorante all'attico (che pochi hanno visto), che si aprono sugli spazi espositivi e di ristoro scoperti sulla coperura del museo (che pochi hanno visto). Non avrebbe richiesto un impegno insormontabile organizzare già quattro anni fa, al termine dei lavori, questa mostra al piano più alto del museo dei Raccomandati (che brutta coincidenza questo nome).Sarebbero bastati alcuni artisti disponibili a dare in prestito alcune loro opere, uno sponsor. Per fortuna, arrivati al 2008, la cittadinanza potrà alfine godere di quanto è stato realizzato con quanto doverosamente versato al fisco. Per questo motivo la mostra di scultura al Museo di S.Maria dei Raccomandati (meglio: al MAAQ) identifica un alto momento civile con un alto momento culturale. In definitiva quattro anni sprecati di un'opera di restauro come questa sono meno importanti se il risultato di oggi vale la pena.

LETTERA AL PRESIDENTE OTTAVIANO DEL TURCO: LA PREGO, LEGGA IL “MANUALE DEL RECUPERO DELLA REGIONE ABRUZZO”!

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Ho pensato di fuggire da Roma, e dal suo caldo appiccicoso, nel pomeriggio di qualche domenica fa; e di farmi soccorrere dagli aliti freschi di L'Aquila. Dopo venticinque anni di insegnamento a Pescara, quasi altrettanti dedicati ai due musei principali del capoluogo, dopo aver realizzato per l'Abruzzo un Manuale del Recupero regionale che resta ancora l'unico in Italia, devo dire di essere legato a questi luoghi molto più che al territorio laziale dove sono nato.

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Rispetto al clima la scelta mi ha lasciato indubbiamente soddisfatto. Ma la città, mi riferisco non alla città che amo ma ad alcuni aspetti della città di cui sono ben consapevole mi hanno lasciato nel corso della mia escursione improvvisata parecchio deluso. I vetri delle finestre di S.Maria dei Raccomandati (l'ho già detto, utilizzo questo nome per farmi intendere, ma è veramente insopportabile, molto meglio chiamarlo MAAQ, che esprime l'aspirazione di questa cittadina e del museo ad un internazionalismo che la vede molto molto indietro non solo rispetto a Spoleto, ma anche rispetto a Pescara) ancora con la doppia curva bianca che aveva almeno quattro anni fa, come si usa in cantiere. L'unica traccia di vita, in quella possente struttura museale per la quale avevo pensato ben altro destino, l'insegna patetica “Il muretto degli auguri” in alcune porte sul corso alla destra dell'ingresso principale, sui vetri attraverso i quali avrebbero dovuto vedersi le opere d'arte in circolazione per il mondo, allettanti per l' ingresso dei visitatori al museo, a proseguirlo nel giardino interno, e in quella che era la chiesa, proseguendo la visita fino al terrazzo dal quale si vedono i monti. Che abbiano affittato una fetta del museo ad una boutique? Ma il peggio mi è capitato di vederlo continuando a passeggiare tra i bellissimi palazzi del centro storico. Arrivando da via delle Streghe, questo sì bellissimo nome, e girando a destra, pensavo di vedere ancora il bellissimo capannone laboratorio con capriata in ferro dov'era il laboratorio di lavorazione del mosaico. Potrei sbagliare, ma proprio lì mi pareva d'essere andato per dei restauri a mosaici nel palazzo, e proprio lì, mi pareva, faceva orrenda mostra di sé un vero mostruoso orrore, e mai tali iperboli si sono dimostrate poco esagerate. L'estroso cantiere rimescolava un antico portale in pietra del tutto decontestualizzato; la facciata ingiustificatamente arretrata rispetto al filo strada con orrida struttura mista in c.a., il balcone incassato, qualche pilastro a vanvera, finestre del tutto disarmoniche, laterizi qualunque (che t'importa che tanto dopo si copre tutto con l'intonaco), ampio varco per il garage e chi più ne ha più ne metta. Il tutto in un cantiere in corso, con il tetto unicamente già completo. Poco più in là una ristrutturazione, ma virgolette a mazzi dovrei utilizzare, a destra e a sinistra di questo termine, già ultimata, con l'intonaco finito. Varco garage da farci entrare un camion, con lustra serranda basculante, naturalmente corredata di belle pietre stonacate sul lato destro del vano. In qualche decina di metri un vero e proprio museo degli orrori per chi ritiene che conservazione in un centro storico debba farsi tenendo conto delle tecniche costruttive premoderne, non con i nanetti in gesso che adornano i villini. E' stato in quel momento che mi sono del tutto pentito, l'altra domenica, d'essermi fatto convincere dai freschi aliti di L'Aquila. Perchè d'improvviso il MAAQ mi è ridiventato il museo dei Raccomandati; e di fronte a quei successivi orrori non son riuscito ad accantonare il ricordo di quando ho offerto il mio Manuale del recupero della regione Abruzzo al Presidente Ottaviano Del Turco. Sapevo che la Regione aveva investito una bella cifra per avere quel lavoro. Per cui il fatto di fornirglielo gratis, su un cuscino di velluto mi era parso degno per lo meno di un biglietto di ringraziamenti. Accompagnai la lettera con tutte le credenziali che mi parvero più opportune, anche con un'adesione un pò gratuita da parte di chi come me non ha mai avuto una tessera, e naturalmente con il doppio volume del Manuale regionale. Non avendo avuto alcun riscontro dopo un pò di tempo passai a rivolgermi al suo amico Memmo, noto personaggio dell'ambiente artistico romano, dal quale sapevo che il Presidente acquistava i materiali per i suoi acquerelli. Gli lasciai altri due volumi con un biglietto, contando sulla cortesia della conoscenza comune. Ma anche questo secondo dono rimase senza alcun riscontro. Seicento milioni, prima dell'euro, erano stati stanziati per quel lavoro che con un centinaio di collaboratori avevo realizzato gratis. Stupito, andai a trovare nel palazzo di vetro l'assessore Srour, portando altri due volumi in dono. Gli dissi che non desideravo nulla per me e per i collaboratori. Ma che avrei avuto piacere che il Manuale fosse adottato come riferimento nei piani di recupero, o che la Regione ne distribuisse un pò di copie presso gli Istituti professionali, o presso gli Ordini professionali. Stampandone magari qualche copia da dare in dono ai Presidi o ai Direttori delle Banche, magari per un anno invece di stampare Vola vola lu cardillo o la Storia della Perdonanza. Niente. I fondi erano già tutti impegnati per Volalucardillo e per la Perdonanza. Per fortuna la DEI, Tipografia del Genio Civile si associò al mio masochismo, e stampò il ponderoso doppio volume interamente a sue spese. Fu cosi che tra un cardillo e l'altro le strade del centro storico di L'Aquila continuarono a popolarsi di orrori (né c'è chi si meraviglia se Sgarbi, quando ha bisogno di temi ad effetto per i suoi libri sugli “scempi”, non ha che da rivolgersi al territorio abruzzese). A proposito, quanti architetti, quanti ingegneri, quanti geometri aquilani sanno dell'esistenza del Manuale del recupero della Regione Abruzzo? Sicuramente tra gli scaffali del progettista dell'orrore nei pressi di via delle Streghe il Manuale non c'è. Auguro al Presidente Del Turco di superare presto i suoi problemi di questi giorni. Ma gli chiedo umilmente di leggere almeno adesso le pagine del Manuale del Recupero della Regione Abruzzo. Con umiltà mi permetto di ricordargli, da povero professore universitario, che ai destini della Regione gioverebbe in maniera inimmaginabile assai più un buon impiego e una buona diffusione capillare del Manuale, che non un estemporaneo incarico a Piano o a Fuksas, buoni solo a dare smalto a qualche telegiornale regionale.

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