PORTRAIT DE M.GODEBSKJ Una tela a firma di A.Renoir


Scrive Andrea Camilleri, deducendo dalla biografia del pittore redatta dal figlio, il regista Jean Renoir, (J.Renoir, Mio padre, Garzanti, 1963 Prima edizione) che il padre compì un viaggio a Girgenti, oggi Agrigento, in data imprecisata, insieme alla moglie Aline. Dopo qualche giorno, gli avvenne di perdere, o che gli venisse rubato, il portafogli. Immediatamente scrisse a Durand-Ruel, suo mercante ed amico, per farsi inviare del denaro. Nell’attesa, la coppia fu generosamente ospitata in casa da un contadino che era stato ingaggiato come guida. Quando i soldi arrivarono, e Renoir voleva pagare l’ospitalità, il contadino e sua moglie si dichiararono offesi. Aline si levò dal collo una catenina e la diede alla contadina. Cosicchè si lasciarono tra abbracci e lacrime.
Il che è quanto scrive il figlio Jean Renoir. Lasciata la compagna a Napoli, continua Camilleri, Renoir arrivò a Palermo, e poi andò a visitare Monreale e il giorno seguente incontrò Wagner all’Hotel des Palmes. Fu in quell’occasione che fece il suo ritratto in trentacinque minuti (Cfr. Pierre-Auguste Renoir, Ritratto di Wagner, 1882) Il che trova conferma di un certo modo sbrigativo di lavorare tipico dei modi dell’artista in quel periodo.

 

Dopo quegli episodi se ne tornò dalla moglie Aline. Nel 1882, più o meno negli anni dell’ opera di cui più avanti occuperemo in particolare, per curarsi i postumi di una polmonite, Renoir andò ad Algeri. Non si sa se Aline sia partita con lui o se l’abbia raggiunto in seguito, nonostante il proposito del pittore fosse quello di restarci quindici giorni. Si trattenne invece lì per sei settimane.
Sulla base di quanto osservato da Camilleri, non si sa se Renoir e la moglie provenendo da Algeri si siano imbarcati per Girgenti. In quegli anni il transito portuale a Porto Empedocle, distante meno di sei chilometri da Girgenti, e a quindici ore circa di navigazione da Algeri, era di oltre settecento velieri, di cui non meno di trecento da e verso i porti di Algeri e Tunisi. Molti di tali velieri avveniva che imbarcassero anche dei passeggeri (A.Camilleri, Il cielo rubato, Skira, 2009) .
E’ abbastanza plausibile che il pittore e la moglie siano partiti lo stesso giorno, fermandosi a Girgenti fino al 14 per ritornarsene poi in Francia. In una lettera in data 4 aprile Renoir prega il suo mercante di mandare duemila franchi al fratello al quale avrebbe fatto capo in caso di bisogno. In effetti, rimasto a Girgenti senza soldi, egli non si rivolge all’amico Durand-Ruel, bensì al fratello al quale per l’appunto era pervenuta la somma.
Sulla base della documentazione dell’insieme di tali eventi ho capito, scrive Camilleri, come e perché alcune tele di Renoir in quel periodo siano andate perdute. Non meraviglia pertanto che la tela del 1978 raffigurante M. Godebski, alla quale ci riferiamo, appartenga alle vicende del periodo siciliano, relazionabile in particolare alle esigenze da parte del pittore di pressanti esigenze di carattere economico. Dal che conseguirebbe in particolare anche l’assenza del dipinto suddetto dalle Catalogazioni impostate esclusivamente su quanto esposto nei Saloni d’Arte.
L’oggetto della nostra riflessione è un dipinto, esplicitamente firmato da Auguste Renoir, sul quale appaiono, nel retro, sia la data del 1878, che il riferimento allo scultore Godebskj, dichiarato come soggetto nel titolo (“Portrait de M. Godebskj”).
Godebskj, maggiore di sette anni rispetto a Renoir, era noto come abitualmente interessato a proteggere e aiutare gli artisti rifiutati dai Saloni ufficiali di esposizione, i quali, poverissimi, stentavano finanche a reperire il materiale per i loro dipinti.
I non ammessi al Salone ufficiale esponevano, quando potevano, nei cosiddetti “Salon des Refusés”, fondati nel 1863 da Napoleone III. In altre occasioni esponevano nella rassegna nota come “Società degli Irregolaristi”. Non era il solo, Godebskj, a propagandare il lavoro degli artisti esordienti. Il fotografo Nadar, a sua volta, ospitava nel suo studio collettive di giovani artisti (nati più o meno intorno al 1840) riuniti sotto il nome di “Società anonima dei pittori, scultori ed incisori". I protagonisti di attività di questo tipo erano Alfred Sisley, Edgar Degas, Claude Monet, Berthe Morisot, Paul Cézanne, Camille Pissarro, nonché lo stesso Auguste Renoir. I soggetti prediletti nelle loro opere erano come è noto quasi sempre la natura e le scene di vita borghese. In comune gli artisti del gruppo avevano in particolar modo le modalita’ proprie della tecnica pittorica. All’interno di essa il disegno inteso come linea di contorno risultava completamente abolito, ogni figura essendo resa notoriamente tramite la luce e i colori. Per raggiungere risultati di tale tipo dagli autori è noto come venissero stesi i colori sulla tela in base ad una serie di macchie e di tocchi rapidi i quali, visti da lontano, davano l’impressione di una vibrazione delle mutazioni atmosferiche.
Gli artisti del movimento impressionista beneficiavano spesso delle possibilità di esporre in Esposizioni alternative. In particolare il movimento risulta come esponesse frequentemente ai Refusés, tra il 1876, e il 1879. In rapporto alla tendenza dei giovani impressionisti ad esporre in esposizioni alternative, si spiega l’assenza di menzione del “Portrait de M. Godebskj” dai cataloghi dei Saloni ufficiali di quegli anni.
Della consuetudine con Monsieur Godebskj nel lungo periodo povero e di minor successo di Renoir, prolungatosi per quasi un trentennio, si hanno testimonianze diverse, dalle quali si desume che negli anni ‘60 Renoir, allora piu’ che quindicenne, aveva cominciato dal frequentare la scuola di disegno e ceramica fondata da Godebski a Fontaineblau dove lo stesso Renoir lavorava. 
Quato al periodo successivo, nel quale Renoir raggiunge un’apprezzabile fama, intorno agli anni ‘90, si hanno testimonianze delle ulteriori dimestichezze consolidate di Renoir con la famiglia Godebskj. Emerge in particolare la circostanza della morte di Stèphane Mallarmè, il 10 settembre 1898, in rapporto alla quale da Julie Manet risulta annotata nel diario la presenza di Renoir nella cerchia di amici invitati dopo i funerali da Misia Godebska e dal di lei primo marito Taddeo Natanson nella casa di Villeneuve sur Yonne.
In riferimento a quella riunione è pervenuta una foto che mostra il pittore Bonnard, Ida e Cipa (Cyprian figlio) Godebskj, nonché Renoir e Misia Godebska con il marito Taddeo Natanson.

A conferma degli stretti rapporti tra Renoir e Godebskj esiste anche un noto ritratto di Misia Godebska eseguito nel 1904 da Renoir. Mentre invece per quanto concerne, “Portrait de M. Godebskj”, del 1878 in base alla datazione sul retro della tela e alla fisionomia piuttosto giovanile della figura maschile effigiata, tutto fa pensare che esso sia stato eseguito negli anni più difficili di Renoir.
Allievo di F.Jouffroy, dallo scultore sono state lasciate numerose sculture realizzate in Francia, Belgio, Russia, Austria e Polonia. La morte di Ciprian Godebeski, nato nel 1835 presso Bourges in Francia, avvenne nel 1909 a Parigi. 
Per quanto concerne le sue presenze in talia si trovano tracce del suo lavoro soprattutto a Volterra, a Rimini e a Roma.
In generale tra le opere piu’ importanti emergono il monumento a Copernico all’Università di Cracovia, le statue Pax per il Ministero degli Affari Esteri di Parigi, e le statue laterali del Casino di Montecarlo. Altre sue opere sono ospitate al Louvre, nei Musei di Lussemburgo,
nonché a Vienna e a Budapest.

Per quanto concerne altri elementi della sua vita Godebskj, soggetto del dipinto, discendente da famiglia di antica nobiltà polacca, a Parigi aveva fondato una Scuola Nazionale Polacca, dove egli stesso insegnava disegno, radunando via via intorno a sé giovani artisti di ogni tendenza, rispetto ai quali la sua esperienza gli consentiva di individuare numerosi talenti. Nelle sue case ricche ed accoglienti avvenivano che fossero ospitate schiere di pittori, scultori, architetti, poeti, scrittori, musicisti i cui nomi per lo più erano caratterizzati da una fama mondiale.
Egli ebbe numerosi figli da tre matrimoni. Di essi due trovano riscontro in rapporto alle vicende di vita di Renoir. Maria, detta Misia, la primogenita, e il primo maschio cui fu dato il nome paterno Cyprian, per lo più chiamato Cypa, il quale divenne critico letterario e d’arte.
Di essi in particolare fu Maria, più nota appunto con il nome di Misia, il personaggio di maggior rilievo. Donna affascinante e colta, creò e guidò a sua volta un importante salotto letterario e artistico, cosicchè fu ritratta da numerosi pittori, tra cui Vuillard, Bonnard, Toulouse Lautrec, nonché dallo stesso Renoir; e anche, in base ad una recente scoperta, anche da Modigliani.

Il taglio degli occhi nel volto dello scultore polacco ritratto da Renoir nel 1878, e nel ritratto della sorella.
In definitiva la conferma dell’attribuzione del dipinto a Renoir scaturisce in sintesi sia dai numerosi eventi dettagliati nella cronaca del figlio, oltrechè dal vuoto rinvenibile nella continuità della produzione dell’artista, nonché ancora dalle intensive frequentazioni di Renoir con il soggetto del dipinto. Ma anche, ci piace dedurre, risulta rinvenibile la conferma dell’attribuzione sulla base di un percorso più istintivo. Pressochè, oseremmo dire, per “sim-patia”.
Analogie nel taglio degli occhi dello scultore nel “Portrait di Godebskj”, e della sorella come risulta nel ritratto eseguito da Renoir ma anche in due fotografie dello stesso Godebskj in eta’ matura (in basso)

Significativo è anche il confronto tra la fisionomia del Godebskj come appare nella tela del 1789, nonchè quella del Godebskj nella foto del 1909, e del medesimo in età giovanile.

Il taglio degli occhi nel volto dello scultore polacco ritratto da Renoir nel 1878, e nel ritratto della sorella.

In definitiva la conferma dell’attribuzione del dipinto a Renoir scaturisce in sintesi sia dai numerosi eventi dettagliati nella cronaca del figlio, oltrechè dal vuoto rinvenibile nella continuità della produzione dell’artista, nonché ancora dalle intensive frequentazioni di Renoir con il soggetto del dipinto. Ma anche, ci piace dedurre, risulta rinvenibile la conferma dell’attribuzione sulla base di un percorso più istintivo. Pressochè, oseremmo dire, per “sim-patia”.
Analogie nel taglio degli occhi dello scultore nel “Portrait di Godebskj”, e della sorella come risulta nel ritratto eseguito da Renoir ma anche in due fotografie dello stesso Godebskj in eta’ matura (in basso)

Significativo è anche il confronto tra la fisionomia del Godebskj come appare nella tela del 1789, nonchè quella del Godebskj nella foto del 1909, e del medesimo in età giovanile.