COME GIUDICARE UN'ARCHITETTURA, DI SAVERIO MURATORI (1980)in IL RESTAURO URBANO TEORIA E PRASSI di Sandro Ranellucci, UTET libreria.

“L'emozione estetica e' un fatto tutto spirituale che dipende dall'armonia unitaria e dal nesso coesivo della immagine architettonica; piu' forte e' questo nesso, piu' efficace, piu' vivo risulta il vigore espressivo dell'opera. Un'architettura non e' una pittura, che si abbraccia in un solo sguardosul piano di rappresentazione, essa e' una realta' plastica, ed e' piu' di una scultura, in quanto si realizza in uno spazio che non solamente si esprime verso l'esterno, ma contemporaneamente verso l'esterno e verso l'interno, caratteristica dell'architettura e' questa ricchezza spaziale, che pure richiede una coesione perfetta nel concorrere di molteplici elementi in un effetto essenziale di unita'. Tale unita' della sua complessita' strutturale si chiama organismo; essa si manifesta in una efficienza totale dell'edificio che comprende molteplici aspetti particolari, quali l'organicita' dell'insieme e il proporzionamento delle parti nel tutto, la rispondenza allo scopo, la chiarezza distributiva, non meno che l'adesione della costruzione all'ambiente nel quale essa sorge. “

POSSIBILI ALLEANZE PER IL CONSEGUIMENTO DEL RECUPERO DELLA BELLEZZA DI L'AQUILA/LETTERA A MONSIGNOR ANTONINI ILLUSTRE STORICO DELLA CITTA'

 

Ill.mo Monsignore sono in qualche modo stato adottato dalla regione Abruzzo da quando, ormai fin dall'83, ho cominciato ad insegnare nella Facolta' d'Architettura di Pescara. In seguito, tra l'altro, sono stato progettista del Museo Signorini Corsi a L'Aquila, e, successivamente, nello stesso capoluogo, dall'87 al 2004 ho lavorato come progettista al Restauro e adattamento a Museo di S.Maria dei Raccomandati. Ma laddove credo di aver trovato un rapporto stretto con questa regione e' stato quando ho realizzato l'unico Manuale del recupero dedicato ad una sola regione. Nei due volumi editi dalla DEI Tipografia del Genio Civile sono ospitate circa settecento schede che in dimensione A4 riportano particolari costruttivi interni alle tecniche regionali premoderne desunte nelle varie province, con la dichiarazione esplicita della collocazione, del numero civico, del rilevatore. Ora e' possibile inserire nel proprio progetto le parole di quella lingua che e' il vernacolo costruttivo regionale e padroneggiarla come farebbe uno di quei mastri che non esistono piu'. Il che significa molto, in tempi in cui in cantiere vi sono rumeni e marocchini che non padroneggiano le tecniche costruttive premoderne tradizionali e che tutt'al piu' sanno fare un po' di pessimo cemento armato. Nel terzo volume, che forse il Prof. Lorenzo Bartolini le avra' fatto pervenire, sono raccolti i protocolli per un corretto impiego delle settecento schede contenute nei due volumi precedenti, verificati nell' occasione del confronto tra i procedimenti attivati per undici piani di recupero attuati su altrettanti borghi della cosiddetta area del cratere. Ferreo riferimento al catastale storico adottato come riferimento, attenzione alla tipologia propria di quel borgo, ripristino di quanto non vi e' piu' documentato o anche significativo all'interno di documenti iconografici, demolizioni senza rimpianto di quanto edificato dopo il secondo dopoguerra. In pratica demolizione di quanto prodotto in senso Moderno.Nel frattempo, in questi ultimi anni avevo pubblicato il Manuale del recupero della regione Marche. Quest'anno ho intrapreso con i miei studenti il Recupero, o meglio, come preferisco, il Restauro urbano di L'Aquila. Anche in questo caso ferreo riferimento ai catastali storici, alla tipologia costitutiva, integrazioni esclusivamente in base alle schede contenute nei suddetti due volumi, demolizione drastica di quanto, particolarmente all'interno delle mura scaturisce dal periodo moderno, ripristino su base documentaria ma anche poetica di quanto ha comunque assunto un ruolo essenziale nella cultura urbana derivante dall'intero arco premoderno. In particolar modo ripristino documentato della continuita' delle mura. Al posto di tante palazzine costruite negli scorsi decenni nella cinta muraria orti e orti, secondo un'immagine che se di Roma si trattasse, e non di L'Aquila, sarebbe quella della meravigliosa raffigurazione del Falda. Ed e' proprio il riferimento al Falda (con i dovuti adeguamenti) la guida "poetica" che agli allievi faccio tenere sul tavolo mentre lavorano con i loro computer. Questo il mio punto di vista. Che in questi anni ho avuto la sorpresa di veder coincidente con quello di studiosi come Benevolo, Cervellati, Marconi ( che ho avuto il piacere di ospitare nei miei libri). Ma l'occasione in cui ho provato un immenso piacere,mi creda, e' stata quando mi sono sono reso conto che quel punto di vista era in gran proporzione omogeneo anche con il suo. Per questo mi sono permesso di adottare proprio il suo punto di vista come introduzione metodologica esplicita per i miei allievi. A partire da quando lei si sofferma sul concetto del dov'era e non necessariamente com'era. Un concetto assai evoluto che credo ancora molti tra gli addetti ai lavori non ancora comprendono. Questa e' la base che andiamo adottando. Quel che mi spaventa al contrario e' che nella Facolta' di Architettura tutti gli altri docenti propugnano per la ricostruzione di l'Aquila una liberta' creativa assoluta da archistar. Con il mantenimento del moderno non qualificato e con l'inserimento di neomostri di stile moderno di loro concezione. Il che, se dovesse verificarsi in un esito concreto, mi permetto di dire che sarebbe altrettanto negativo per l'Aquila (in senso architettonico-urbanistico s'intende)dello stesso terremoto. Non voglio annoiarla oltre, Monsignore, ma mi creda che leggere quanto ho potuto leggere da lei scritto sulla metodologia raccomandata per l'Aquila mi ha davvero dato nuova spinta. Spero di poter leggere ancora a breve una sua nuova sintesi di pensiero in proposito, che io possa adottare a supporto sostanziale del mio. Spero anche di essere in grado entro la prossima primavera di mostrarle qualcosa di concreto per quanto concerne i progetti che sto intraprendendo con i miei allievi. A presto, percio', e buon lavoro. Un rispettoso ma, se me lo permette, affettuoso saluto Sandro Ranellucci Prof. Sandro Ranellucci piazza dei SS.Apostoli 81 - 00187 Roma

 

 

COME REALIZZARE PIAZZA S.SILVESTRO SENZA ARCHISTAR MA SENZA I LIMITI DI PROGETTISTI COMUNALI

RICEVO AL MIO PRECEDENTE SCRITTO OSSERVAZIONI DEL PROF. MAZZOLA CHE RITENGO ASSAI UTILI ALLO SVILUPPO TEORICO DELL'ARGOMENTO. PER QUESTO MOTIVO MI AFFRETTO A RIPORTARLE. Caro Sandro, ti ringrazio per avermi coinvolto in questo dibattito inviandomi il tuo articolo. Anch'io sono molto indignato dall'obbrobrio in atto, del resto dopo l'Ara Pacis, dopo lo "stupro" dell'Unione Militare, questo intervento rappresenta il progredire delle metastasi generate dal "tumore" dell'Ara Pacis che si è propagato fino a Piazza San Silvestro ... e sta per estendersi anche alla Moretta. La realtà dei fatti è che non c'è più alcun amore per la nostra città, né da parte degli architetti (che in realtà pensano solo al loro ego), né tantomeno da parte dei politici, ai quali interessa solo la propaganda. Per questi ultimi, spesso profondamente ignoranti, l'importante è che il proprio nome sia sui giornali e, siccome la gente legge a stento i titoli, e sempre meno i contenuti, che si parli bene o male non fa nulla, basta che si parli. Devo dire che sono d'accordo al 100% con la parte iniziale del tuo testo, ma sono spaventato dal suggerimento di coinvolgere personaggi come Foster, Pei, Piano e l'Aulenti. Se penso a ciò che Gae Aulenti ha fatto al Foro Carolino di Napoli mi viene la pelle d'oca!! Io penso che più che suggerire delle archistar che mirano solo a mettere la loro firma sul territorio, sia necessario coinvolgere tutti coloro i quali vogliano mostrare ciò che vorrebbero venisse realizzato in Piazza San Silvestro; ma soprattutto vorrei che ad esprimersi non debba essere una "commissione di esperti" (visto che si sono formati, o meglio che sono stati lobotomizzati, nelle facoltà di architettura e ingegneria italiane), ma che debbano essere i cittadini ad esprimere le loro preferenze, mediante un processo partecipativo reale e non fasullo (come quello della Moretta). A mio avviso Roma, che è la città delle fontane, meriterebbe di avere una vera fontana in Piazza San Silvestro, meriterebbe di avere una pavimentazione non astrusa come quella del progetto in corso, ma legata alla geometria che la contiene, una pavimentazione che tenga in considerazione le gerarchie degli edifici che la circondano, ecc. Le panchine-bara che sono state presentate sono abomin evoli e, come dici tu, sarebbe molto meglio pensare alle lunghe sedute che caratterizzano gli edifici e le piazze storiche, e non ci vogliono le archistar per capirlo, ma una semplice analisi storico-tipologica degli spazi urbani di Roma. Mi auguro che i giornali prendano in seria considerazione la critica che si è sviluppata su internet, a partire dal post su archiwatch. Visto il non sorprendente silenzio che dici esser seguito al tuo articolo, ora provo ad inviarlo ad una serie di miei contatti nella speranza che qualcuno provveda a pubblicare qualcosa. Un caro saluto Ettore Maria Mazzola CARO ETTORE CREDO DI AVER COLTIVATO UNA SUFFICIENTE ONESTA' NELLA MIA VITA PER NON RICONOSCERE CHE HAI RAGIONE TU, PER QUANTO CONCERNE LA SECONDA PARTE DEL MIO SCRITTO. SE MI CONSENTI DI FARLO VORREI PUBBLICARE LA TUA E POI LA MIA RISPOSTA SUL MIO MODESTO BLOG IN MODO DA LASCIARNE TRACCIA COME FERTILE DIBATTITO. E VORREI INVIARE ENTRAMBE, MA QUESTO LO STO GIA' FACENDO, ALLA MIA AMICA MARCELLA MORLACCHI LA QUALE NELLA SUA VESTE DI PRESIDENTE DELLACOMMISSIONE PER IL PIANO DI TUTELA E DELL'IMMAGINE DEL CENTRO STORICO E DELLA CITTA' STORICA STA PURE SVOLGENDO LA SUA BATTAGLIA SU QUEL TEMA. A MARCELLA MORLACCHI GIRO PERCIO' LA TUA VALIDA PROPOSTA SANDRO RANELLUCCI

COME FARE PIAZZA S.SILVESTRO

VEDIAMO UNA VOLTA TANTO DI RIBALTARE LA MODALITA' METODOLOGICA,

DI NON AGIRE DA ARCHITETTI CHE VOGLIONO A TUTTI I COSTI EPATER LES BOURGEOIS E SCIMMIOTTARE AVANGUARDIE IN AUGE UN SECOLO FA RITENENDOLE TUTTORA MODERNE

COME SE MODERNO FOSSE UN DATO MERAMENTE FORMALE-STILISTICO E NON GIA' UN PROCEDIMENTO CONNESSO ALLA MODALITA' STRETTAMENTE EPISTEMOLOGICA

MA QUESTO E' UN ALTRO DISCORSO DA FARE ALTROVE.

E ALLORA, COSA ABBIAMO DESIDERATO QUANDO CI SIAMO SOFFERMATI IN PIAZZA S.SILVESTRO MAGARI SCRUTANDO LE PALINE DEGLI AUTOBUS (MAI SOFFERMANDOCI PER ALCUN PIACERE VISTO CHE NON C'E' STATO LI' NULLA DA FARSI PIACERE, AL DI LA' DELLA GALLERIA DEL READER'S DIGEST INFATTI SCOMPARSA).

ABBIAMO DESIDERATO NELL'ORDINE:

  1. OMBRA (DA ALBERI SOPRATTUTTO, O SECONDARIAMENTE DA STRUTTURA APPOSITAMENTE CONCEPITA CON MODALITA' D'UMBRACULUM)

  2. ALBERI (NON PIANTINE, ALBERI CON CHIOMA AMPIA)

  3. VASTE VASCHE D'ACQUA ATTORNO ALLE QUALE SEDERSI, COME E' PER LE VASCHE ATTORNO AL LOUVRE, CON SCROSCIO CHE ATTENUI IL BRUSIO DEL TRAFFICO CIRCOSTANTE COME NEI PICCOLI GIARDINI RICAVATI A MANHATTAN (E' IMPORTANTE)

  4. LE SEDUTE NON DEVONO ESSERE NECESSARIAMENTE TIPOLOGICAMENTE PANCHINE, MA, COME CI INSEGNANO AD ESEMPIO PEI E AULENTI DEVONO ESSERE PIEGATURE PROLUNGATE NELL'ARREDO DI DECINE DI METRI CHE POSSANO ACCOGLIERE MOLTE DECINE DI PRESENTI CONTEMPORANEAMENTE MA CHE IN CASO DI ASSENZA DI VISITATORI NON PROCURINO L'EFFETTO TRISTE DI ASSENZA. E' UN CONCETTO SOFISTICATO MA MOLTO IMPORTANTE. A PIAZZA FARNESE SI SIEDONO ANCHE CINQUANTA PERSONE AL PIEDE DEL PALAZZO MA POI A L'UNA DI NOTTE LA SEDUTA CONTINUA E' LEGGIBILE COME UN BASAMENTO ORGANICO AL PALAZZO. AULENTI LO FA MAGNIFICAMENTE DENTRO LA VECCHIA GARE D'ORSAY CHE ALTRO NON E' CHE UNA GICANTESCA PIAZZA. QUESTE COSE GLI ARCHITETTI GENERALMENTE NON LE SANNO. E INSISTONO CON BARE GIUSTAMENTE DI DUE METRI DISSEMINATE “ALLA MODERNA” PER LA PIAZZA (COME I QUADRI NEI LORO SOGGIORNI), CREDENDO CHE LO STRATAGEMMA PER UN EFFETTO DI VARIETA' SIA QUELLO. INVECE BEN LO SANNO FOSTER E PEI ECC. CHE INSERISCONO UNA PANCHINA SOLA, DI DUECENTO METRI FACENDOLA APPARTENERE AD UN TERMINE DI ARCHITETTURA TRA I PRINCIPALI, A MO' DI PIEGATURA, COME NEL BASAMENTO DEI GRANDI PALAZZI INSOMMA.

  5. LE SEDUTE SALTUARIAMENTE POSSONO NON AVERE SCHIENALE, MA PER LO PIU' DEVONO AVERLO. NON CREDO CHE VADA SPIEGATO.

  6. I BAGNI DEVONO ESSERCI, MA NON IN UN BUCO ORRIDO. E NON DA SOLI. INSIEME AI NEGOZI E AI BAR, CON IL BEVERINO GRATUITO D'ACQUA FREDDA. QUINDI NON VA BENE LA DISCESA AGLI INFERI DEL CESSO INTERRATO DOVE AVRO' SEMPRE PAURA DI INCONTRARE MANIACI E D'ESSERE DERUBATO SE MI VA BENE. SE SCENDO SOTTO DEVE ESSERCI UNA RETE DI PIAZZE SOTTERRANEE COME ERA STATA INTRAPRESA ANTICAMENTE AL PIEDE DELLA RINASCENTE E SOTTO LARGO CHIGI, MA COSI' MISERA CHE FALLI' BEN PRESTO. E TROVERO' ANCHE I BAGNI E I BAR E ARRIVERO' MAGARI A COLLEGARMI CON LA GALLERIA SCIARRA, CON LA GALLERIA SORDI, CON LA GALLERIA ALLE SPALLE DEL CAFFE' ARAGNO, CON IL CORTILE DELLE POSTE CENTRALI CUI SI ACCEDE DALLA STESSA PIAZZA SILVESTRO. ESISTE UNA SERIE DI CONATI DI CITTA' MODERNA, GIA' NELLA ROMA ANTICA, E POI IN QUELLA RECENTE. CI SI POTREBBEA AGGANCIARE CON MISURA A QUELLA PROLUNGANDOLA, SENZA PENSARE A ESAGERAZIONI IMPROPRIE RISPETTO AL PERIODO ECONOMICO CHE VIVIAMO. FORSE SAREBBE MEGLIO CHIAMARE PER UN ATTIMO FOSTER PER UNA CONSULENZA CHE APRISSE LA MENTE, O PIANO, NON MEIER, E CHIEDERE A LORO UNA COPERTURA TRASPARENTE DELLA PIAZZA SAN SILVESTRO (AVETE PRESENTE LA COPERTURA DELLA STAZIONE CANARY WARF A LONDRA, O QUELLA MERAVIGLIOSA DELLA GREAT COURT), O ANCHE GUIDO CANALI, PIU' MODESTAMENTE DA PARMA, O CARMASSI, DA PISA. CHE NON HANNO MAI PROCEDUTO PER LE PIAZZE A PANCHINE DALLA TIPOLOGIA A BARA O A SCULTURE CHE ERANO MODERNE QUANDO IL MODERNO ERA MODERNO.

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