Ill.mo Monsignore sono in qualche modo stato adottato dalla regione Abruzzo da quando, ormai fin dall'83, ho cominciato ad insegnare nella Facolta' d'Architettura di Pescara. In seguito, tra l'altro, sono stato progettista del Museo Signorini Corsi a L'Aquila, e, successivamente, nello stesso capoluogo, dall'87 al 2004 ho lavorato come progettista al Restauro e adattamento a Museo di S.Maria dei Raccomandati. Ma laddove credo di aver trovato un rapporto stretto con questa regione e' stato quando ho realizzato l'unico Manuale del recupero dedicato ad una sola regione. Nei due volumi editi dalla DEI Tipografia del Genio Civile sono ospitate circa settecento schede che in dimensione A4 riportano particolari costruttivi interni alle tecniche regionali premoderne desunte nelle varie province, con la dichiarazione esplicita della collocazione, del numero civico, del rilevatore. Ora e' possibile inserire nel proprio progetto le parole di quella lingua che e' il vernacolo costruttivo regionale e padroneggiarla come farebbe uno di quei mastri che non esistono piu'. Il che significa molto, in tempi in cui in cantiere vi sono rumeni e marocchini che non padroneggiano le tecniche costruttive premoderne tradizionali e che tutt'al piu' sanno fare un po' di pessimo cemento armato. Nel terzo volume, che forse il Prof. Lorenzo Bartolini le avra' fatto pervenire, sono raccolti i protocolli per un corretto impiego delle settecento schede contenute nei due volumi precedenti, verificati nell' occasione del confronto tra i procedimenti attivati per undici piani di recupero attuati su altrettanti borghi della cosiddetta area del cratere. Ferreo riferimento al catastale storico adottato come riferimento, attenzione alla tipologia propria di quel borgo, ripristino di quanto non vi e' piu' documentato o anche significativo all'interno di documenti iconografici, demolizioni senza rimpianto di quanto edificato dopo il secondo dopoguerra. In pratica demolizione di quanto prodotto in senso Moderno.Nel frattempo, in questi ultimi anni avevo pubblicato il Manuale del recupero della regione Marche. Quest'anno ho intrapreso con i miei studenti il Recupero, o meglio, come preferisco, il Restauro urbano di L'Aquila. Anche in questo caso ferreo riferimento ai catastali storici, alla tipologia costitutiva, integrazioni esclusivamente in base alle schede contenute nei suddetti due volumi, demolizione drastica di quanto, particolarmente all'interno delle mura scaturisce dal periodo moderno, ripristino su base documentaria ma anche poetica di quanto ha comunque assunto un ruolo essenziale nella cultura urbana derivante dall'intero arco premoderno. In particolar modo ripristino documentato della continuita' delle mura. Al posto di tante palazzine costruite negli scorsi decenni nella cinta muraria orti e orti, secondo un'immagine che se di Roma si trattasse, e non di L'Aquila, sarebbe quella della meravigliosa raffigurazione del Falda. Ed e' proprio il riferimento al Falda (con i dovuti adeguamenti) la guida "poetica" che agli allievi faccio tenere sul tavolo mentre lavorano con i loro computer. Questo il mio punto di vista. Che in questi anni ho avuto la sorpresa di veder coincidente con quello di studiosi come Benevolo, Cervellati, Marconi ( che ho avuto il piacere di ospitare nei miei libri). Ma l'occasione in cui ho provato un immenso piacere,mi creda, e' stata quando mi sono sono reso conto che quel punto di vista era in gran proporzione omogeneo anche con il suo. Per questo mi sono permesso di adottare proprio il suo punto di vista come introduzione metodologica esplicita per i miei allievi. A partire da quando lei si sofferma sul concetto del dov'era e non necessariamente com'era. Un concetto assai evoluto che credo ancora molti tra gli addetti ai lavori non ancora comprendono. Questa e' la base che andiamo adottando. Quel che mi spaventa al contrario e' che nella Facolta' di Architettura tutti gli altri docenti propugnano per la ricostruzione di l'Aquila una liberta' creativa assoluta da archistar. Con il mantenimento del moderno non qualificato e con l'inserimento di neomostri di stile moderno di loro concezione. Il che, se dovesse verificarsi in un esito concreto, mi permetto di dire che sarebbe altrettanto negativo per l'Aquila (in senso architettonico-urbanistico s'intende)dello stesso terremoto. Non voglio annoiarla oltre, Monsignore, ma mi creda che leggere quanto ho potuto leggere da lei scritto sulla metodologia raccomandata per l'Aquila mi ha davvero dato nuova spinta. Spero di poter leggere ancora a breve una sua nuova sintesi di pensiero in proposito, che io possa adottare a supporto sostanziale del mio. Spero anche di essere in grado entro la prossima primavera di mostrarle qualcosa di concreto per quanto concerne i progetti che sto intraprendendo con i miei allievi. A presto, percio', e buon lavoro. Un rispettoso ma, se me lo permette, affettuoso saluto Sandro Ranellucci Prof. Sandro Ranellucci piazza dei SS.Apostoli 81 - 00187 Roma